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Spartaco n. 66

Settembre 2005

Unione/Ds/Rifondazione: pronti a gestire l’oppressione razzista

Il movimento operaio deve difendere gli immigrati!

“Guerra al terrorismo”: immigrati e operai nel mirino dello Stato

Da quest’estate assistiamo a un’interminabile campagna razzista contro gli immigrati. Giornali borghesi e governo hanno sfruttato ogni occasione per aizzare la caccia all’immigrato: dall’uccisione di un barista di Varese (noto fascista) da parte di due giovani albanesi, ad alcuni stupri avvenuti a Milano e Bologna, a tutta una serie di crimini veri, presunti o inventati di sana pianta. La Lega Nord ha strillato furiosamente chiedendo la “castrazione” dei (presunti) stupratori, la criminalizzazione dei “clandestini” e lo sgombero dei campi rom. A Varese i suoi ministri hanno marciato a braccetto coi naziskin che hanno pestato a sangue un passante albanese.

La violenza razzista è stata incoraggiata apertamente dallo stato capitalista. La notte del 22 giugno a Milano, un esercito di poliziotti ha fatto irruzione nel campo rom di via Capo Rizzuto, rastrellando tutti gli uomini adulti del campo perché “corrispondevano all’identikit” degli stupratori e portandoli in una caserma per il riconoscimento. Pochi giorni dopo, l’intera popolazione, 600 persone, è stata sgomberata e il campo raso al suolo dalle ruspe. Dall’opposizione, Rifondazione e Ds hanno biasimato gli “eccessi” razzisti della Lega e del governo. Ma dove a governare sono loro, le cose non sono diverse. A Bologna, la giunta Cofferati, appoggiata dal Prc, ha sgomberato le baracche abitate da rumeni e bosniaci. A Sassuolo (Modena) un’altra giunta Ds/Rifondazione ha sgomberato a manganellate un palazzo abitato da decine di famiglie di lavoratori immigrati.

La classe dominante alimenta le fiamme del razzismo contro gli immigrati in modo da creare una miscela velenosa di razzismo e sciovinismo che spinga i lavoratori ad azzannarsi l’un l’altro invece di lottare insieme contro i propri sfruttatori. Il capitalismo italiano dipende in maniera crescente dalla manodopera importata dai paesi del cosiddetto terzo mondo, che costituisce un serbatoio di lavoratori concentrati negli strati più sfruttati del proletariato, senza diritti, vulnerabili e che possono essere deportati legalmente se scendono in lotta o se non sono più necessari in tempi di crisi. Attraverso le periodiche campagne razziste il governo punta a rinsaldare il controllo sull’immigrazione, a dividere la classe operaia lungo linee etniche e nazionali e ad intimidire la popolazione immigrata, rendendola più isolata e vulnerabile, in modo che le centinaia di migliaia di lavoratori immigrati che lavorano nelle fabbriche, nelle case e nei servizi abbassino la testa e ci pensino due volte prima di rivendicare diritti di cittadinanza, di lottare per il miglioramento delle loro condizioni di lavoro e in genere di partecipare alle lotte politiche e sociali, al fine di attaccare le condizioni di vita dei lavoratori, di abbassare i salari e aumentare i profitti.

La lotta contro l’oppressione razzista e gli attacchi ai diritti civili della popolazione è parte integrante della lotta per rovesciare l’intero sistema capitalista. Difendere l’integrità e l’unità della classe operaia di fronte allo sciovinismo e al razzismo è un compito centrale dell’avanguardia proletaria. Gli attacchi del governo contro gli immigrati e le altre minoranze oppresse possono essere combattuti efficacemente solo nella prospettiva di rovesciare il sistema capitalista e sostituirlo con un’economia collettivizzata, pianificata a scala internazionale, che elimini le radici materiali dell’oppressione razzista. Pieni diritti di cittadinanza per tutti gli immigrati!

La “guerra al terrorismo”: una guerra contro i lavoratori

A luglio, gli orribili attentati terroristici di Londra (e poi quelli di Sharm el Sheik) hanno fornito un altro pretesto ai governanti capitalisti per estendere la loro letale “guerra al terrorismo” facendo a pezzi i diritti democratici della popolazione. In una Londra invasa da un esercito di poliziotti e in un clima da caccia alle streghe contro le comunità asiatiche e africane, la polizia ha ricevuto l’ordine di “sparare per uccidere” i sospetti “terroristi”. Il risultato è stata la brutale uccisione di Jean Charles de Menezes, un elettricista ventisettenne brasiliano, freddato con 7 colpi alla testa mentre aspettava la metropolitana (un crimine razzista che la polizia di Londra ha cercato di nascondere con un vergognoso castello di menzogne). Peggiorando quella che era già una delle legislazioni “antiterroriste” più draconiane, il regime di Blair ha deciso di criminalizzare i “reati d’opinione” che, a discrezione della polizia, potrebbero “incitare indirettamente” il terrorismo.

Tutte queste misure non vengono affatto messe in campo per fermare il terrorismo. Servono invece a far sì che la gente si abitui ad obbedire senza discutere alla polizia e ad accettare che i suoi diritti vengano continuamente calpestati. A Londra ormai tutti vengono ripresi in media 300 volte al giorno dalle più di 650.000 telecamere a circuito chiuso della città! I governanti capitalisti vogliono che la popolazione accetti come “normale” ciò che solo qualche anno fa sarebbe stato considerato un’intollerabile violazione dei diritti individuali.

In Italia, dopo gli attentati di Londra, il governo ha lanciato una serie di retate di immigrati, rastrellando a casaccio centinaia di persone nelle metropolitane milanesi e rinchiudendo gli arrestati nei Cpt, senza la minima accusa specifica. Poi è stato varato, col voto favorevole dell’Ulivo e dei Ds, il Pacchetto Pisanu, che tra l’altro estende il fermo di polizia, consente alla polizia di spiare e conservare le comunicazioni e-mail e telefoniche di ciascuno di noi e introduce un permesso di soggiorno-premio di un anno ai “clandestini” che si prestano a fare i delatori. Inoltre dà la possibilità all’esercito di svolgere funzioni di polizia, fermando e perquisendo i cittadini. La Lega Nord è riuscita ad introdurvi una mini legge razziale che vieta di indossare burqa, chador e caschi integrali, criminalizzando in un sol colpo le donne musulmane e i manifestanti di sinistra cui capitasse di indossare un casco da motociclista per proteggersi dalle mazzate dei poliziotti che girano travisati, armati fino ai denti e riparati… da caschi integrali. Se si sommano le nuove leggi repressive alle torture della caserma di Bolzaneto nel 2001, alla repressione quotidiana dei prigionieri nelle carceri, alle sevizie di cui sono vittime gli immigrati nei Cpt (o al caso di Abu Omar, rapito a Milano da agenti della Cia e deportato in Egitto per essere torturato) si capisce che il passo verso una Abu Ghraib nostrana non è molto lungo: basta essere sospettati di terrorismo (cioè essere immigrati, frequentare una moschea o un centro sociale) per rischiare di diventare desaparecidos.

Il Pacchetto Pisanu ha ricevuto gli applausi di Prodi e Fassino e il voto unanime dei principali partiti del centrosinistra ad esclusione di Prc, Verdi e Pdci. Rifondazione si è opposta al pacchetto definendolo un “Patriot Act Made in Italy”. Liberazione lo ha bollato come inutile “a contrastare il terrorismo: semplicemente renderà più difficile la vita ai cittadini stranieri, la renderà difficilissima ai cittadini stranieri scuri di pelle, peggiorerà molto le condizioni degli immigrati senza permesso di soggiorno, diminuirà le libertà di tutti noi” (28 luglio 2005). Ma la sua politica di amministrare il capitalismo (tra l’altro insieme agli stessi partiti che sostengono e metteranno in pratica la “guerra al terrorismo”) si traduce necessariamente in una gestione di questa realtà.

Ai primi di settembre, il ministero degli interni ha lanciato una campagna di espulsioni contro esponenti religiosi islamici come Bouriqi Bouchta, imam della moschea di Porta Palazzo a Torino e Litayem Amor ben Chedly, prelevati nelle loro case dalla Digos e deportati come sospetti di terrorismo. Le accuse contro Bouchta: aver organizzato manifestazioni contro la guerra in Iraq, contro il divieto di indossare il velo per le donne musulmane, o aver criticato il film Submission del regista olandese Van Gogh. Esigiamo la fine delle deportazioni razziste e la revoca delle espulsioni!

Noi trotskisti ci opponiamo a qualsiasi tentativo di rafforzare l’apparato repressivo dello stato capitalista, la sua polizia, i suoi servizi segreti e il suo esercito. Queste leggi, che oggi prendono di mira principalmente gli immigrati musulmani e “clandestini” domani verranno usate contro la sinistra e le lotte di tutti i lavoratori.

Il Pacchetto Pisanu ha adottato la definizione della Decisione quadro dell’Ue del giugno 2002, che accomuna sotto l’etichetta di “atti terroristici”:

“attentati alla vita e all’integrità di una persona, distruzioni o danneggiamenti di strutture pubbliche o governative, occupazione di luoghi pubblici, sequestri di mezzi di trasporto e beni pubblici, intralcio o interruzione della fornitura di acqua, energia, o altre risorse fondamentali, ecc., se questo può arrecare grave danno a un Paese o a un’organizzazione internazionale, quando è commesso al fine di intimidire la popolazione, costringere i poteri pubblici a compiere o astenersi dal compiere un atto o destabilizzare gravemente o distruggere le strutture politico-economico-sociali di un Paese o organizzazione”.

In base a questa definizione la polizia ha perseguitato ogni tipo di dissenso politico: dagli organizzatori noglobal delle manifestazioni di Genova ai giovani che a Bologna hanno occupato per protesta una copisteria. E’ evidente che questa definizione è costruita ad arte per consentire di mettere potenzialmente fuori legge come “atto terrorista” qualsiasi sciopero dei lavoratori dell’energia o dei trasporti, qualsiasi manifestazione di lotta di classe o di protesta politica (per non parlare della lotta per abbattere il capitalismo e la trasformazione socialista della società). Se a questo si aggiunge la militarizzazione di molti posti di lavoro, dagli aeroporti alle metropolitane, e la serie interminabile di leggi antisciopero imposte negli ultimi anni, è evidente che la classe dominante punta a strangolare la possibilità stessa dei lavoratori di opporsi ai suoi continui attacchi. Abbasso le leggi antiterrorismo! Stracciare le leggi antisciopero!

Abbasso lo sciovinismo antiarabo! Giù le mani dai rom!

Il rafforzamento dell’apparato repressivo dello Stato si accompagna ad una feroce e crescente campagna ideologica contro gli immigrati di origine araba e di religione musulmana, il cui emblema sono diventate le disgustose invettive di Oriana Fallaci, ma che accomuna un ampio spettro di forze politiche, come la Lega Nord, che vorrebbe deportare tutti gli immigrati musulmani o magari come ha ironizzato (ma non troppo) il manifesto, rinchiuderli in giganteschi ghetti obbligandoli ad indossare una mezzaluna incollata agli abiti. Nel 2000 l’attuale ministro Calderoli guidò un migliaio di leghisti e fascisti della Fiamma tricolore di Lodi, con tanto di prete in testa, a versare urina di maiale sul terreno dov’era prevista la costruzione di una moschea.

Anche in questo caso, il motore principale della crociata è lo stato capitalista. Dopo la sbandierata “morte del comunismo”, la borghesia cerca disperatamente un nemico dietro cui cementare una campagna ideologica per convogliare tutta la rabbia, le frustrazioni e le paure della popolazione in una società che ha ben poco da offrire a chiunque.

Si stima che in Europa vivano almeno quindici milioni di musulmani, spesso cittadini dei rispettivi stati e in alcuni casi integrati in settori strategici del movimento operaio (come gli operai turchi e curdi in Germania o i lavoratori maghrebini dell’automobile in Francia). In un clima di crescente disoccupazione, la borghesia prende di mira soprattutto i giovani della seconda e terza generazione immigrata, che disprezza e teme allo stesso tempo, perché li vede come un fardello che non può sfruttare ma anche come un possibile innesco di ribellione sociale. In tutta Europa si sono visti fiorire movimenti razzisti che in nome del tradizionale razzismo o di una versione più sofisticata che pretende di battersi in difesa dei valori “liberali” dell’occidente (con la stessa ipocrisia con cui gli imperialisti americani sostengono di portare la democrazia e i diritti delle donne in Iraq o in Afghanistan!): lo testimoniano i successi elettorali del defunto demagogo razzista olandese Pym Fortuyn o le campagne, appoggiate dalla sinistra, per l’esclusione delle giovani donne che indossano il foulard dalle scuole pubbliche francesi. I capitalisti hanno utilizzato ogni sorta di temi per stigmatizzare, isolare e ghettizzare la popolazione di origine araba.

Ultimo esempio è la decisione del ministro Pisanu di chiudere la scuola araba di via Quaranta a Milano, pretestuosamente per motivi igienici. Nell’Italia del Vaticano, dove si impongono il crocefisso e l’ora di religione nelle scuole statali e si finanziano le scuole private cattoliche, la libertà ad altre religioni viene fortemente ristretta, particolarmente a quella islamica, e si assiste alla chiusura delle moschee di Como e di Varese. No alla chiusura della scuola di Via Quaranta! Separazione dello Stato dalla Chiesa!

Lo sciovinismo antiarabo è anche il riflesso interno del tentativo degli imperialisti, inclusi quelli italiani, di rafforzare il loro controllo sul mondo a partire dal Medio Oriente. Il vero terrorismo di massa ha il volto delle torture nelle galere di Abu Ghraib, delle decine di migliaia di civili uccisi nelle due guerre del Golfo o sotto l’occupazione coloniale attuale, del milione di persone uccise dal decennale embargo imposto dall’Onu all’Iraq negli anni Novanta.

La classe operaia internazionale deve opporsi all’occupazione coloniale dell’Iraq, chiedendo il ritiro immediato e incondizionato di tutte le truppe imperialiste e deve schierarsi nel conflitto in corso dalla parte dei popoli iracheni contro la brutale occupazione. Noi siamo per la difesa militare delle forze irachene quando rivolgono i propri colpi contro il dispositivo militare di occupazione e i suoi fantocci locali. Però condanniamo assolutamente gli atti di violenza indiscriminata contro le altre comunità irachene, su base etnica e religiosa, commessi spesso dalle stesse forze che combattono gli imperialisti. Inoltre, non diamo nessun appoggio politico ai rottami del baathismo e alle forze integraliste islamiche che, se oggi sono ai ferri corti con gli imperialisti, storicamente sono state i loro agenti locali contro le masse lavoratrici e sono più che disposte a tornare ad esserlo in futuro. Fuori subito tutte le truppe imperialiste dall’Iraq! Per una federazione socialista del Medio Oriente!

Tra le vittime più vulnerabili delle persecuzioni razziste c’è la popolazione rom, in gran parte originaria della Romania e dall’ex Jugoslavia, relegata da secoli ai margini della vita sociale ed economica e, con l’avvento del capitalismo, privata dei suoi mezzi tradizionali di sussistenza, da sempre al centro del terrore razzista (più di 500.000 rom sono morti nel porrajmos, l’olocausto nazista). Oggi, i rom rumeni e jugoslavi fuggono dal clima di brutale persecuzione razzista e di estrema povertà che si è impadronito dei Balcani dopo la restaurazione del capitalismo con la controrivoluzione dei primi anni Novanta. Gli stati operai deformati dell’Europa dell’Est garantivano un livello di vita, di coesistenza nazionale e di integrazione sociale che i rom non hanno mai conosciuto sotto il capitalismo. Polizia: giù le mani dai campi rom!

Negli ultimi anni vi è stata anche una recrudescenza di azioni fasciste rivolte specialmente contro militanti di sinistra isolati e centri sociali, dall’omicidio di Dax, agli accoltellamenti del Conchetta a Milano e del Forte Prenestino a Roma, fino agli attacchi incendiari di Milano, Bergamo e Brescia. A Varese i naziskin hanno organizzato una provocazione dopo l’altra, fino al punto che il 25 giugno, trecento camice nere di Forza Nuova hanno potuto letteralmente occupare la città al grido di “albanesi tutti appesi”, senza incontrare nessuna opposizione. Oggi i capitalisti tengono i loro cani da guardia fascisti alla catena e li fanno addestrare contro i settori più vulnerabili e isolati: i rom, gli immigrati o i centri sociali. Ma quando domani la classe operaia scenderà in lotta, le stesse squadracce verranno usate contro i loro scioperi, i loro picchetti e le loro organizzazioni. Servono mobilitazioni di massa, centrate sulla classe operaia e su tutte le potenziali vittime del terrore razzista, per schiacciare i fascisti finché sono deboli, prima che crescano!

I lavoratori devono difendere gli immigrati

Grazie alla sua posizione centrale nella produzione, alla capacità di far funzionare o arrestare, con lo sciopero, l’intera società, la classe operaia ha sia la forza che la necessità vitale e l’interesse diretto a difendere gli immigrati. Un esempio importante è quello dei lavoratori aeroportuali. Molte deportazioni avvengono da grandi aeroporti, come quelli di Malpensa e Fiumicino. Gli attivisti antirazzisti hanno spesso denunciato il coinvolgimento dell’Alitalia nelle deportazioni, con volantinaggi, proteste simboliche e appelli al boicottaggio. Ma la vera forza che va messa in campo è quella del movimento operaio organizzato: migliaia di lavoratori aeroportuali, molti di loro immigrati, vittime di continui peggioramenti nelle condizioni di lavoro, imbavagliati dalle leggi antisciopero, hanno la possibilità concreta di decidere cosa si muove e cosa non si muove. I sindacati aeroportuali dovrebbero rifiutarsi di lavorare ai voli che effettuano le deportazioni!

La possibilità concreta di una simile lotta in difesa dei diritti degli immigrati si è vista lo scorso 11 agosto, quando centinaia di lavoratori della British Airways dell’aeroporto di Heathrow hanno incrociato le braccia in solidarietà con 670 operaie, in gran parte donne originarie dell’Asia del Sud, licenziate dalla società di catering Gate Gourmet, paralizzando quasi completamente uno dei più importanti aeroporti del mondo. Quest’azione spettacolare ha dato un assaggio dell’enorme forza sociale dei lavoratori aeroportuali e dei loro sindacati e una bella sberla al governo di Tony Blair coi suoi salari da fame, la sua flessibilità. Lo sciopero di Heathrow è costato ai padroni più di 70 milioni di dollari, ha inchiodato al suolo gran parte della flotta della British Airways. Lo sciopero ha sfidato le leggi antisciopero che vietano gli scioperi di solidarietà, nel bel mezzo dell’isteria sulla “guerra al terrorismo” scatenata dal governo dopo gli attentati del 7 luglio. Ad Heathrow i lavoratori hanno dato una splendida dimostrazione di come la solidarietà di classe possa trascendere le linee etniche: tutti, anche il personale viaggiante, hanno capito che i loro interessi erano gli stessi di quelli delle operaie del catering, più vulnerabili e in maggioranza donne. Nella loro lotta contro gli attacchi antisindacali, i lavoratori aeroportuali devono forgiare una nuova direzione dei sindacati che non stia alle regole dei padroni, che non si inginocchi davanti alle leggi antisciopero e non accetti l’isteria della “unità nazionale” della borghesia.

La borghesia, spesso con l’aiuto della burocrazia sindacale, cerca di utilizzare gli immigrati come capro espiatorio per la crisi economica in cui versa il capitalismo, per incanalare la rabbia dei lavoratori italiani per i licenziamenti, la mancanza di alloggi, ecc., contro i lavoratori stranieri, invece che contro il vero responsabile: il sistema capitalista. A questo si aggiunge la recente campagna protezionista contro i prodotti e i lavoratori cinesi, che se nella Lega Nord ha preso i toni del razzismo aperto, nel caso dei burocrati sindacali si è tradotta nella richiesta alla borghesia italiana di “difendere il Made in Italy”, contro i suoi concorrenti stranieri.

Gli operai non hanno interesse a difendere la competitività dei loro padroni, perché questa significa aumento del loro sfruttamento e, quando i profitti sono maggiori spostando la produzione in paesi a minor costo del lavoro, la chiusura delle fabbriche. Hanno invece tutto l’interesse ad evitare che i capitalisti approfittino delle divisioni etniche e nazionali per imporre a tutti un peggioramento delle condizioni di vita e di lavoro. Al protezionismo e allo sciovinismo alimentato dai capitalisti bisogna opporre la lotta di classe unita dei lavoratori a scala internazionale, per difendere e migliorare le condizioni operaie. In ogni sciopero o lotta operaia bisogna battersi per l’integrazione e la sindacalizzazione di tutti i lavoratori immigrati, rivendicando il principio che a uguale lavoro deve esserci uguale salario e uguali condizioni contrattuali, contro cooperative, lavoro nero e caporalato. Sulla base delle lotte di classe, si dovrebbero organizzare mobilitazioni centrate sui sindacati, per difendere campi rom e quartieri immigrati dagli attacchi razzisti e dalle provocazioni poliziesche. Chiunque arriva in questo paese, deve poterci rimanere con gli stessi diritti degli altri. No alla discriminazione tra immigrati “legali” e “clandestini”! Pieni diritti di cittadinanza per tutti gli immigrati!Chiudere i Cpt!

Ulivo/Rifondazione: pronti a governare l’oppressione razzista

All’interno della classe dominante esiste una tensione continua tra il desiderio di militarizzare i confini ed espellere in massa gli immigrati (che trova la sua espressione più chiara nella Lega Nord o nei gruppi fascisti tipo Forza Nuova), e quello più fondamentale di mantenere i profitti garantiti dallo sfruttamento della manodopera immigrata. Da quando l’Italia si è trasformata da un paese di emigrazione in uno di immigrazione, anche a causa di un tasso demografico particolarmente basso, la borghesia è cosciente della necessità di importare manodopera immigrata per fare i lavori più duri, umili e meno pagati con stipendi che sono solo una frazione di quelli “legali” e con la possibilità di espellerla in periodi di crisi economica. Allo stesso tempo vogliono tenere saldamente sotto controllo le frontiere e il rubinetto dell’immigrazione per ottenere solo la quantità e il tipo di manodopera che gli serve. E’ un’esigenza così cruciale che persino una delle più sanguinarie istituzioni imperialiste, la Cia americana, è convinta che il futuro internazionale dell’Unione Europea dipenda da: “una maggiore immigrazione legale e una migliore integrazione dei lavoratori provenienti soprattutto da Nord Africa e Medio Oriente. (…) Ostacolare la crescita degli ingressi legali porterebbe solo all’aumento dell’immigrazione clandestina, più difficile da integrare” (www.cia.gov).

Quanto a repressione razzista, i governi di centrodestra e le varie coalizioni capitaliste dell’Ulivo, Ds e Rifondazione, si sono distinti soprattutto per il metodo con cui hanno cercato di gestire l’immigrazione negli interessi dei padroni capitalisti. I Ds e Rifondazione con la Turco-Napolitano hanno puntato specialmente sugli accordi bilaterali, sulle quote e sui decreti sui flussi, cercando di imporre ai regimi neocoloniali al di là del Mediterraneo di fare il lavoro sporco di guardie di frontiera, tenendo sotto controllo l’immigrazione verso l’Italia. La Legge Bossi-Fini ha puntato sul contratto di soggiorno, mettendo fuorilegge gli immigrati che perdono il lavoro, riducendo drasticamente le quote e affidandosi un po’ di più all’apparato poliziesco. Ma solo un po’: perché la militarizzazione delle coste, le deportazioni di massa, la legge razzista Turco-Napolitano che ha creato le piccole Guantanamo dei Cpt e persino gli omicidi in mare (non dimentichiamo l’affondamento della motonave albanese Kater i Rades) sono stati opera del governo Prodi appoggiato da Rifondazione! Bossi-Fini e Turco-Napolitano: abolire tutte le leggi razziste!

La coalizione di Rifondazione/Ulivo si candida a gestire le esigenze sostanziali degli sfruttatori capitalisti, pur condannando gli aspetti più brutali e imbarazzanti dell’oppressione razzista e versando molte lacrime “umanitarie” sulla sorte degli immigrati. In questo non sono diversi dai settori “liberali” della borghesia (e persino della Chiesa), che si sforzano costantemente di mitigare gli “eccessi” del capitalismo in modo da dare un volto più “umano” al loro sistema di sfruttamento e oppressione. Ma sostengono la distinzione tra immigrati “clandestini” e “regolari” e rifiutano di chiedere pieni diritti di cittadinanza per tutti gli immigrati, per chiunque metta piede in questo paese, perché vogliono che lo stato capitalista mantenga il controllo sull’importazione di manodopera.

La politica di Rifondazione di blocchi politici ed elettorali con partiti capitalisti (dai rottami della Democrazia cristiana ai Verdi), che spesso si maschera dietro alla scusa di fermare la destra, è una promessa di svendere gli interessi dei lavoratori e degli immigrati. Queste alleanze, che nella storia del movimento operaio hanno preso il nome di Fronti popolari, servono a legare la classe operaia ai partiti dei suoi sfruttatori e, data la loro natura di classe capitalista, promettono in partenza di portare avanti un programma di difesa degli interessi della borghesia.

Noi comunisti ci opponiamo per principio a qualsiasi sostegno politico ed elettorale a queste coalizioni capitaliste, e avvertiamo che la loro politica sarà necessariamente una politica di attacchi ai lavoratori, di razzismo e di guerra. Lo si è visto con l’esperienza del governo Prodi e della Turco-Napolitano, e lo si vede ogni giorno nelle città in cui governa il centrosinistra col Prc.

Chiudere i Cpt!

L’ultima incarnazione di questa politica è stata il forum Mare aperto del “governatore” della Puglia Nichi Vendola (Prc) per la “chiusura” dei Centri di permanenza temporanea (Cpt). Da un lato è facile oggi criticare i Cpt: negli ultimi anni, grazie ad innumerevoli mobilitazioni di protesta e denuncia, sono diventati più un imbarazzo e una complicazione che uno strumento efficace agli occhi di settori importanti della borghesia. Da mesi scoppiano ribellioni disperate e isolate contro le condizioni di detenzione e l’arresto e la detenzione di immigrati innocenti, il cui solo “crimine” è quello di non avere i documenti richiesti dalla legge razzista Bossi-Fini. I tribunali pugliesi sono stati persino costretti a condannare il famigerato Don Cesare Lodeserto e i suoi complici, responsabili della piccola Guantanamo di San Foca, teatro di pestaggi e violenze gratuite sui detenuti musulmani, costretti a forza ad ingoiare carne di maiale per offenderne i principi religiosi. La legge Bossi-Fini inoltre ha introdotto un caos tale, persino a livello repressivo, che alla campagna di Vendola si sono aggregati pure i capi dei “sindacati” di polizia Silp e Siulp. Forse ciò che sta a cuore ai futuri ministri del centrosinistra e ai capi della polizia è che per la gestione dei Cpt vengono spesi circa 100 milioni di euro all’anno, senza grandi risultati (“solo” 7.895 sono stati deportati dai Cpt nel 2004, su un totale di circa 60.000). Il costo pro-capite delle deportazioni immediate, è molto minore di quello dei Cpt. La stessa Unione Europea sta cercando di spostare la repressione degli immigrati dal suo territorio, facendola attuare a monte, preventivamente, nei paesi semicoloniali d’origine degli immigrati. Il governo Berlusconi ha già stipulato un’infame accordo pilota con la Libia di Gheddafi, che in cambio di armi e mezzi rinchiude gli immigrati dell’Africa centrale in campi di detenzione, lasciando che muoiano letteralmente di fame e di sete nel deserto.

I “governatori” capeggiati da Vendola, vogliono solo il “superamento dei Centri di permanenza temporanea” e un tavolo di confronto col governo “per definire risposte alternative che tutelino i diritti e promuovano la sicurezza sociale”, in nome del superamento di “un approccio ideologico alla regolamentazione dei flussi che contrasta sia con la tutela dei diritti delle persone che con le stesse necessità economiche del nostro paese”. Dietro alla foglia di fico si intravedono già Fassino e Livia Turco tuonare che “chiudere i Cpt sarebbe un errore”. La realtà della vita per i lavoratori immigrati non sarà tanto diversa sotto i governi del centrosinistra o della destra: terrore razzista, povertà, sfruttamento e deportazioni.

Serve un partito operaio rivoluzionario multietnico

Le lotte antirazziste, in particolare quelle contro i Cpt si sono spesso polarizzate tra un’ala incarnata da Rifondazione comunista, che è intervenuta col crescere delle lotte per cercare di sfruttarle ai suoi fini elettorali e ricondurle nell’alveo “democratico” della collaborazione di classe con la borghesia e un’ala dominata da anarchici e centri sociali, che ha portato avanti un’opposizione frontale e intransigente ai Cpt, con occupazioni, azioni di sabotaggio e di sostegno alle rivolte degli immigrati. Anarchici e centri sociali sono però accomunati dal rifiuto di battersi per mobilitare il movimento operaio organizzato e di fare una battaglia politica con le sue direzioni riformiste e la burocrazia sindacale. Ciò, oltre a rendere la loro lotta più esposta alla repressione e priva di una forza sociale per vincere, li ha spinti spesso a rifugiarsi sotto l’ala del fronte popolare capitalista. Persino le azioni di protesta più eclatanti, gli “assalti” ai Cpt, il sostegno alla rivolte scoppiate al loro interno o i tentativi di fermare le deportazioni, se non si legano alla prospettiva di mobilitare il proletariato, coscientemente, alla testa degli oppressi, in una lotta per rovesciare l’intero sistema capitalista, sono destinate a risolversi in un tentativo di far emergere la protesta morale della popolazione o mitigare gli effetti del capitalismo preservandone le cause sociali.

Lo dimostrano il sostegno della Rete No-Cpt capeggiata da Casarini alla farsa dei “governatori” del centrosinistra e i patetici dibattiti della Rete antirazzista siciliana (un blocco che includeva la sinistra di Rifondazione, da Falcemartello a Progetto comunista, gli anarchici, ecc.) con gli “amministratori di comuni siciliani sensibili alla questione dell’immigrazione”, che hanno ottenuto “dagli amministratori presenti la scrittura di un documento comune, magari da concordare con gli altri sindaci ed esponenti istituzionali di sinistra, in cui compaiano alcune delle proposte concrete emerse dal dibattito”. Nel suo appello a partecipare al Campeggio antirazzista di Licata, Falcemartello ha spiegato che il suo obiettivo era di “imporre alle istituzioni locali un superamento della visione ‘samaritana’ dell’accoglienza per invertire i rapporti di forza che oggi governano le politiche in tema di immigrazione” (Falcemartello, 7 luglio 2005).

A parte il servilismo di definire “samaritana” una politica fatta col filo spinato e gli affondamenti in mare, noi ci opponiamo alla strategia illusoria di far pressione sui riformisti, la cui politica di gestione del capitalismo è contrapposta ad una vera lotta contro l’oppressione degli immigrati. Ma ci opponiamo anche all’idea che si possa sconfiggere l’oppressione razzista con la protesta morale. Qualsiasi protesta, anche la più coraggiosa, se è priva di un’asse di classe proletario e di una prospettiva rivoluzionaria è destinata a consegnare il timone ai partiti riformisti.

L’oppressione degli immigrati ha le sue radici nel sistema dello sfruttamento capitalista e per sradicarla bisogna mobilitare l’unica forza sociale che ha il potere materiale e l’interesse ad opporsi al capitalismo e a rovesciarlo. Non la si può cancellare solo denunciandone l’orrore.

Il modo per superare le divisioni imposte dai capitalisti è di lanciare una battaglia multietnica per i pieni diritti di cittadinanza per tutti gli immigrati, per la sindacalizzazione e l’integrazione nel movimento operaio di tutti i lavoratori immigrati. Perché questo avvenga è però necessario rompere con la politica di Ds/Rifondazione, di collaborazione di classe con la borghesia per amministrare lo stato capitalista. I dirigenti filocapitalisti di questi partiti e dei sindacati sono un ostacolo a questa prospettiva: per mobilitare la forza del movimento operaio servono una direzione di lotta di classe dei sindacati ed un partito operaio rivoluzionario.

Gli immigrati non sono solo vittime dell’oppressione. Essendo una parte sempre più numerosa ed integrata, anche se ai livelli inferiori, del proletariato, sono una forza sociale importante da conquistare alla lotta di classe comune dei lavoratori. Lo testimonia il ruolo combattivo e spesso decisivo giocato dagli operai immigrati nella storia della lotta di classe: dagli operai maghrebini dell’automobile nelle lotte operaie che scossero la Francia negli anni Ottanta, ai lavoratori turchi e curdi in Germania, per non parlare di come gli operai emigrati dal Sud al Nord dell’Italia negli anni Sessanta, furono in prima fila nella situazione prerivoluzionaria che scosse la borghesia italiana nell’Autunno caldo del 1969. Oltre ad essere una parte importante per la lotta di classe qui nei centri imperialisti, i lavoratori immigrati possono costituire un ponte umano, concreto, verso le masse sfruttate dei paesi semicoloniali, nella loro lotta contro il giogo imperialista e contro le borghesie locali.

Il nostro programma non è quello di fare pressione sui dirigenti socialdemocratici per spingere a sinistra il modo in cui gestiscono il sistema capitalista esistente. Il nostro programma è quello di sfruttare tutte le contrapposizioni che esistono in seno alla società capitalista per conquistare gli operai alla comprensione del loro ruolo come avanguardia rivoluzionaria di tutti gli oppressi, per spazzare via il sistema capitalista.

La sorgente del razzismo contro gli immigrati è il sistema capitalista del profitto, un sistema sociale ormai superato e in decadenza, basato sullo sfruttamento del mondo da parte di un pugno di potenze imperialiste, in lotta tra loro per i mercati e le sfere d’influenza. Finché continuerà il declino del capitalismo, la borghesia ricorrerà sempre più alla repressione e al razzismo per cercare di soffocare la rabbia esplosiva alla base della società. Solo una rivoluzione operaia può farla finita col capitalismo e con l’oppressione razzista. Sulla base di un’economia pianificata a scala internazionale ci saranno lavoro e condizioni di vita dignitose per tutti e le persone migreranno solo in base alla loro libera decisione, e non sotto la sferza della costrizione economica, della guerra o della repressione.

Spartaco n.65

Spartaco n. 66

Settembre 2005

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Unione/Ds/Rifondazione: pronti a gestire l'oppressione razzista

Il movimento operaio deve difendere gli immigrati!

"Guerra al terrorismo": immigrati e operai nel mirino dello Stato

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"Europa sociale": maschera socialdemocratica degli imperialisti

Abbasso l'Unione Europea capitalista!

Per gli stati uniti socialisti d'Europa!

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Lettere

"Età del consenso" e campagne sessuofobe

(Donne e Rivoluzione)

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Chiese, opere di carità e soldi della Cia

La truffa dei Social Forum

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Ds-Rifondazione in giunta:

Sgombero razzista a Sassuolo

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Non c'è giustizia nei tribunali capitalisti!

Libertà per Mumia Abu-Jamal!

Abolire la pena di morte razzista!

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Gli imperialisti e la sinistra piangono il papa della controrivoluzione

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Abbasso l'alleanza controrivoluzionaria tra gli Stati Uniti e il Giappone!

Difendere gli stati operai deformati cinese e nord coreano!

Dichiarazione congiunta della Spartacist League/Us e del Gruppo spartachista del Giappone

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Dopo i criminali attentati terroristi di Londra:

Abbasso l'occupazione imperialista dell'Iraq!

Difendere i musulmani dalla caccia alle streghe razzista del Labour!