Sangue e piombo a Genova

Rovesciare i macellai imperialisti!

Potere operaio in tutto il mondo!

MILANO - 18 agosto 2001 [Adattamento di un articolo pubblicato in Workers Vanguard n. 762, 3 agosto 2001].

Mentre i governanti imperialisti si riunivano tra splendidi palazzi al summit del Gruppo degli Otto (G8) a Genova, il resto della città era sottoposto ad una delle più grandi operazioni di "sicurezza" in Italia dalla caduta del regime fascista di Mussolini e dalla fine della Seconda guerra mondiale. I poliziotti hanno ucciso a sangue freddo almeno un giovane manifestante il 20 luglio e hanno condotto cariche ripetute contro migliaia di altri. Il 21 luglio, sabato, dopo che le manifestazioni "anti-globalizzazione" a Genova erano finite, la polizia ha inscenato dei raid stile Gestapo, nel cuore della notte, contro molti centri delle proteste, compreso quello del Genoa Social Forum (Gsf), massacrando a manganellate i manifestanti addormentati fino a coprire di sangue i muri e i pavimenti.

Ci sono ancora almeno 49 arrestati. Centinaia di altri sono stati torturati dai poliziotti al grido di slogan fascisti, mentre la polizia politica continuava per giorni interi a rastrellare gli ospedali cercando di arrestare i feriti. I primi rapporti di una seconda manifestante, una giovane donna, uccisa dai poliziotti sono stati sepolti dai media borghesi. Ma dato che ci sono ancora decine di "scomparsi", non c’è modo di sapere quanti siano in realtà i manifestanti morti. Il manifesto (25 luglio) ha riportato che un medico ha dichiarato ai parlamentari di Rifondazione comunista che una giovane donna di nome Lisa era stata uccisa. Ha riportato anche che un manifestante nel carcere di Alessandria "ha visto con i suoi occhi una ragazza colpita alla gola da un fumogeno cadere a terra ed essere travolta da una jeep delle forze dell’ordine", aggiungendo "Era morta, ne sono certo". Un articolo successivo riportava che 18 tra gli "scomparsi" potrebbero essere nascosti nelle caserme di polizia perché "le tracce dei pestaggi sui loro corpi erano troppo gravi e visibili" per lasciarle vedere in pubblico (il manifesto, 28 luglio).

La rabbia provocata dalla massiccia repressione a Genova ha determinato una forte polarizzazione nella società italiana. Il giorno dopo l’uccisione del manifestante ventitreenne Carlo Giuliani, figlio di un funzionario della Cgil, una manifestazione cui si aspettavano 100.000 persone ha visto invece scendere in piazza almeno il triplo di manifestanti, con molti operai scesi in piazza per la rabbia dopo aver sentito le notizie di Genova. Nei giorni seguenti grandi manifestazioni spontanee contro la repressione dello stato e il governo di destra di Silvio Berlusconi si sono avute in tutt’Italia.

Ma i dirigenti riformisti della classe operaia, i Democratici di sinistra di Massimo D’Alema, Rc di Fausto Bertinotti e la burocrazia sindacale, hanno concentrato il fuoco non sugli assassini in uniforme dello stato capitalista, ma sui manifestanti anarchici del cosiddetto "Black Block". I Ds hanno ritirato la loro adesione alla manifestazione del sabato, mentre Bertinotti ha solidarizzato con le "forze dell’ordine" e si è lamentato che la polizia non abbia fermato i "provocatori" e gli "anarco-insurrezionalisti".

Il nostro volantino Berlusconi e i G-8: macellai imperialisti! prodotto nella notte tra il 20 e il 21 luglio, in condizioni da stato d’assedio, è stata la prima dichiarazione ad essere distribuita in risposta all’uccisione. Il nostro appello a scioperi di massa di protesta contro gli assalti mortali della polizia è stato ben accolto da molti militanti della Fiom, che hanno partecipato alla manifestazione del sabato, e da molti di quelli che erano nei contingenti dei Cobas influenzati dal sindacalismo. "Quand’è lo sciopero?" ha chiesto un operaio della Fiom. Un altro ha esclamato che avevamo assolutamente ragione ad affermare che le pallottole che hanno ucciso Carlo Giuliani erano dirette alla classe operaia. Gli operai ascoltavano con attenzione una delle nostre compagne che volantinando al contingente sindacale affermava: "Cosa avremo dopo Berlusconi? Questa lotta non deve finire con altri cinque anni di governo di fronte popolare capitalista. Dobbiamo lottare per il potere operaio e per la rivoluzione socialista".

 

Genova: una linea di demarcazione tracciata nel sangue

La repressione omicida di massa della polizia a Genova ha raggiunto il livello che di solito si vede nella soppressione delle agitazioni operaie e delle insurrezioni popolari nel "Terzo mondo" neocoloniale. Eppure prendeva di mira un movimento di protesta che non minaccia assolutamente in modo diretto e immediato gli interessi materiali delle borghesie imperialiste occidentali. Dietro al sanguinoso assalto nelle strade e all’isteria contro il "teppista anarchico" c’è il clima creato dalla controrivoluzione capitalista in Unione Sovietica e nell’Europa dell’Est. Ubriachi di gioia per la "morte del comunismo" i capitalisti e i loro cagnolini socialdemocratici s’immaginavano che non ci sarebbero mai più state tendenze di sinistra che rifiutassero l’autorità ultima del dominio parlamentare borghese.

Il riemergere dell’anarchismo come corrente militante e crescente tra i giovani radicali è stato uno sviluppo inatteso e repellente per i circoli dominanti dell’Europa occidentale, specialmente per i socialdemocratici, che consideravano definitiva e irrevocabile la loro vittoria politico/ideologica sul comunismo. Ai loro occhi l’esistenza stessa di un combattivo movimento anarchico è un crimine contro l’ordine naturale (borghese). A livello internazionale i più assetati di sangue tra i difensori della repressione a Genova sono stati i governanti socialdemocratici, come il Primo ministro britannico Tony Blair. Anche i riformisti che hanno organizzato le principali manifestazioni "anti-globalizzazione" hanno riecheggiato i macellai imperialisti, denunciando i poliziotti per non essere stati abbastanza duri con i contestatori "violenti" o calunniando i giovani anarchici come "provocatori".

Ora, dopo Genova, c’è una chiara divisione, tracciata nel sangue, tra destra e sinistra del movimento "anti-globalizzazione". Questa divisione non è principalmente sulle tattiche di protesta, né sulla contrapposizione tra "violenza" e "nonviolenza". Alla sua radice vi è piuttosto la questione della legittimità "democratica" dei governi parlamentari capitalisti esistenti. Su questa questione, noi siamo dalla parte degli anarchici contro la sinistra socialdemocratica, compresi coloro che ogni tanto si travestono da marxisti o da trotskisti. Avendo capitolato alle proprie borghesie a partire dalla Guerra fredda contro l’Unione Sovietica negli anni Ottanta, fino alla guerra Usa/Nato contro la Serbia nel 1999, questi pseudo-marxisti si schierano dalla parte dello stato capitalista.

La questione che si pone ai tantissimi giovani radicali che sono stati attratti alle proteste "anti-globalizzazione" degli ultimi anni è: come si cambia il mondo? Anche se le proteste sono riuscite a costringere gli imperialisti ad organizzare le future riunioni in posti inaccessibili, ciò non impedisce in alcun modo il funzionamento del sistema capitalista. Per farla finita con lo sfruttamento imperialista serve una mobilitazione politica del proletariato in una rivoluzione socialista che vada fino in fondo. I forti contingenti operai che sono scesi in strada a Genova in solidarietà con i giovani anarchici contro lo Stato, e anche in difesa dei diritti degli immigrati, mostrano il potenziale per realizzare questa prospettiva rivoluzionaria. Ma è necessario combattere gli ostacoli che ostruiscono la strada: le burocrazie sindacali e i partiti politici riformisti che al momento governano molti degli stati capitalisti dell’Europa occidentale, così come anche la falsa coscienza anti-proletaria dei giovani anarchici.

La Lega comunista internazionale si batte per il comunismo autentico dei bolscevichi di Lenin e Trotsky. La nostra prospettiva è proletaria, rivoluzionaria ed internazionalista. Riconosciamo che il conflitto fondamentale nella società è quello tra capitale e lavoro. In virtù del suo ruolo centrale nella produzione, il proletariato ha il potere sociale di abbattere gli sfruttatori capitalisti con tutto il loro sistema di razzismo, sessismo, sfruttamento di classe, oppressione nazionale e guerra imperialista. Il proletariato ha il potere sociale e l’interesse di classe per creare una società basata sulla proprietà collettivizzata e su di un’economia razionale, pianificata a scala internazionale, uno stato operaio che conduca ad una società comunista senza classi e al dissolversi dello stato. Per realizzare quest’obiettivo bisogna costruire un partito internazionale, egualitario, leninista-trotskista. Noi lottiamo per diventare il partito che sarà in grado di dirigere le rivoluzioni socialiste internazionalmente.

Parte integrante della nostra battaglia è la difesa delle conquiste proletarie già strappate alla classe capitalista. E’ per questo che noi trotskisti ci siamo battuti per la difesa militare incondizionata dell’Unione Sovietica e degli stati operai deformati dell’Europa dell’Est contro gli attacchi imperialisti e la restaurazione capitalista. In Germania orientale nel 1989-90 e poi in Unione Sovietica, ci siamo battuti per sollevare gli operai in una rivoluzione politica per difendere le forme di proprietà collettivizzata e sostituire i dirigenti traditori stalinisti con il governo di consigli operai. Questa prospettiva è posta in modo urgente oggi in Cina, di fronte alla ripresa delle macchinazioni militari imperialiste e alla penetrazione economica promossa dalle "riforme di mercato" della burocrazia stalinista.

Senza teoria rivoluzionaria non può esserci movimento rivoluzionario. Oggi bisogna motivare le premesse fondamentali del marxismo autentico contro la prevalente e falsa identificazione del collasso dello stalinismo con il fallimento del comunismo. Il dominio stalinista non era comunismo ma la sua grottesca perversione. La burocrazia stalinista, una casta parassitaria che si appoggiava sullo stato operaio in modo simile a come la burocrazia operaia cavalca i sindacati, sorse nello stato operaio sovietico in condizioni d’arretratezza economica e d’isolamento dovute alla mancata estensione della rivoluzione ai paesi capitalisti avanzati. Gli stalinisti pretendevano di costruire "il socialismo in un paese solo", cosa impossibile come spiegò Leone Trotsky (e prima di lui Marx ed Engels), dato che il socialismo ha necessariamente una dimensione internazionale. Il "socialismo in un paese solo" era una giustificazione per svendere le rivoluzioni internazionalmente al fine di conciliarsi l’imperialismo mondiale.

Oggi il proletariato è stato ricacciato indietro in tutto il mondo. Senza più l’ostacolo della potenza militare sovietica, gli imperialisti statunitensi usano il pugno di ferro ovunque. I rivali imperialisti dell’America, specialmente la Germania e il Giappone, senza più il vincolo dell’unità antisovietica della Guerra fredda, perseguono instancabilmente la propria sete di controllo dei mercati mondiali e parallelamente allargano la propria proiezione militare. Queste rivalità tra gi imperialisti sono foriere di nuove guerre; e grazie alle armi nucleari, queste minacciano di estinguere la vita sul pianeta. Il compito di strappare il potere agli sfruttatori capitalisti è più urgente che mai.

 

Stato d’assedio a Genova

Quando i nostri compagni sono arrivati a Genova il 18 luglio, hanno trovato una città fantasma. La zona rossa nel centro, per un perimetro di più di 4 chilometri era circondata da cancelli metallici alti più di 4 metri. Dentro la zona rossa la polizia ha fatto perquisizioni continue degli appartamenti vessando la numerosa popolazione immigrata. I rapporti sui pacchi bomba e su presunti attentati sono stati usati per alimentare una gigantesca campagna anti-terrorista della stampa borghese. In preparazione agli arresti, secondo quanto raccontato a la Repubblica da un anonimo poliziotto: "la caserma di Bolzaneto è stata trasformata in un ‘lager’" dal Gruppo operativo mobile (Gom), un’unità speciale di guardie carcerarie formata nel 1997 sotto il governo di fronte popolare e comandata da un ex generale dei servizi segreti militari. Secondo lo stesso racconto ai manifestanti "veniva picchiata la testa contro i muri" ed erano "picchiati quando rifiutavano di cantare ‘Faccetta Nera’". I manifestanti sono stati anche costretti a gridare "Viva il Duce!"

Il 19 luglio, il primo dei tre giorni di protesta, c’è stata una grande manifestazione anti-razzista di circa 50.000 persone. Anche se c’erano pochi contingenti d’immigrati, per paura della repressione, c’erano diversi contingenti sindacali della Cgil e dei Cobas. Il giorno successivo i carabinieri hanno ammazzato Carlo Giuliani mentre, insieme a molti altri, resisteva ad un assalto delle "forze dell’ordine" alla manifestazione indetta dai Cobas in coincidenza con lo sciopero generale. Molti operai ora considerano questo governo un governo di assassini. Diversi operai hanno telefonato a Radio Popolare, un’emittente di sinistra di Milano, obiettando alla "nonviolenza". Uno di loro ha detto: "Io sono nonviolento. Ma ero a Genova e sono stato colpito da un lacrimogeno sparato da un elicottero della polizia. Hanno attaccato la mia famiglia. La prossima volta ho intenzione di difendermi".

Il 21 luglio, gli operai, e insieme a loro molti militanti di Rifondazione comunista, si sono riversati nelle strade, sfidando i traditori riformisti e la burocrazia sindacale dominata dai Ds. Migliaia di metalmeccanici, non solo della Fiom, ma anche delle più " Cisl e Uil, si sono stretti ai manifestanti contro la polizia. C’era molta rabbia e ogni volta che un elicottero della polizia si abbassava si sentivano grida di "Assassini, assassini"!

La polizia ha attaccato a metà del corteo, isolando i contingenti sindacali e di Rifondazione, che si sono trovati sotto un fuoco pesantissimo di lacrimogeni e cariche durissime. Squadroni di polizia, che chiaramente avevano l’ordine di ferire più manifestanti possibile, davano loro la caccia mentre si riparavano o tentavano solo di tornare ai loro autobus. In un caso un giovane è stato catturato dalla polizia, trascinato e picchiato. Poi è caduto nel letto asciutto del fiume da un altezza di circa 4 metri. Quando è riuscito a rialzarsi la polizia gli ha sparato addosso a bruciapelo un lacrimogeno; è stato salvato solo dall’intervento di altri manifestanti.

La stessa sera la polizia ha lanciato un attacco gigantesco. Poliziotti a cavallo hanno fatto irruzione nel Centro di raccolta di Piazzale Kennedy, mentre la polizia sfondava e irrompeva nel Media Center, il quartier generale dell’agenzia stampa Indymedia e del Genoa Social Forum, distruggendo computer e apparecchiature e impadronendosi di filmati e altre prove della brutalità della polizia. Nello stesso momento, centinaia di poliziotti hanno circondato e abbattuto la porta della scuola Diaz e della Casa dei Popoli, massacrando a sangue i manifestanti del Gsf che vi dormivano. Le persone venivano trascinate al suolo. Il manifesto l’ha paragonato al regno di terrore in Cile sotto Pinochet. Delle 92 persone arrestate, 62 hanno dovute essere ricoverate in ospedale. La Digos ha anche perquisito le case di molti manifestanti per impadronirsi di fotografie e altre prove della brutalità poliziesca. Sono stati perquisiti persino gli uffici genovesi de la Repubblica.

Martedì 24 luglio ci sono state enormi manifestazioni con in primo piano le bandiere della Fiom e della Cgil: 40.000 persone a Venezia, 30.000 a Bologna e altre migliaia in tutte le città dal Sud al Nord del paese. A Roma 30.000 persone hanno sfilato al grido di "Assassini"! A Milano più di 50.000 scandivano "Berlusconi dimissioni"! A Genova 10.000 persone hanno manifestato dietro ad uno striscione che diceva: "Credete di averlo ucciso ma Carletto vive attraverso noi". A Brescia gli operai delle Acciaierie Stefana hanno scioperato per due ore per protestare contro l’arresto di un loro delegato Fiom alla manifestazione di Genova di sabato.

E’ probabile che le lotte operaie siano destinate a crescere quando il governo Berlusconi cercherà di portare avanti gli attacchi alle pensioni, all’educazione pubblica, alla sanità e alle condizioni di vita dei lavoratori. E c’è un’enorme agitazione nella sinistra, con molti giovani radicalizzati che si guardano attorno e non necessariamente in direzione dei partiti riformisti tradizionali come Rc. A Milano abbiamo visto una giovane donna distribuire nella metropolitana un volantino scritto da lei per raccontare la sua testimonianza delle cariche della polizia. Il volantino finiva dicendo: " Sto iniziando a pensare che forse viviamo in una società solo apparentemente democratica, che in quest’occasione si è mostrata per quello che è veramente".

Vari settori della borghesia sono preoccupati per il fatto che non c’è una forza riformista efficace e con sufficiente influenza per frenare e controllare la classe operaia. Riflettendo questa preoccupazione Rc da una parte si è schierata a difesa della "legge e ordine" borghesi, dall’altra ha cercato di attrarre i giovani manifestanti, scrivendo in Liberazione che "una nuova generazione si sta costruendo un’identità politica alternativa: rifiuta l’ordine di cose esistente e sogna un mondo diverso. E’ per questo che l’attaccano con violenza selvaggia".

Molti manifestanti tendono a vedere nella brutalità dei poliziotti la prova di una svolta verso uno stato di polizia e chiedono le dimissioni del governo Berlusconi. La presenza al governo dei fascisti di Alleanza nazionale di Fini e della Lega Nord razzista di Umberto Bossi ha indubbiamente galvanizzato i poliziotti, molti dei quali sono veri e propri fascisti. Ma il fatto che i dirigenti traditori riformisti denuncino questo governo parlamentare di destra come fascista serve a costruire una base di sostegno per un nuovo fronte popolare per "combattere la destra". In realtà il tipo di repressione brutale che abbiamo visto a Genova fa parte del normale funzionamento della "democrazia" capitalista. Negli anni successivi all’ondata rivoluzionaria dell’"Autunno caldo" del 1969 i poliziotti hanno assassinato diversi studenti di sinistra. E così come oggi Ds e Rc inveiscono contro gli "anarchici", all’epoca i loro antenati del Partito comunista cercarono di isolare la "frangia violenta", aiutando così a ristabilizzare l’ordine borghese.

I falsi dirigenti riformisti hanno usato l’esplosione di lotte operaie che fecero cadere il precedente governo Berlusconi nel 1994 per inaugurare una serie di governi borghesi di fronte popolare, che comprendevano i Ds di D’Alema e forze apertamente borghesi, con Rc a fare quasi sempre da stampella. Quest’accozzaglia sanguinaria di falsi "socialisti" ed ex "comunisti" ha presieduto alla partecipazione dell’imperialismo italiano alla guerra dei Balcani del 1999. Ed è stato il precedente governo, dominato dai Ds, ad organizzare tutti i dettagli del summit del G8.

Anche all’interno dei sindacati Cobas, con una forte venatura sindacalista, è evidente il sostegno a Rc come "male minore". Questo non sorprende. Il dirigente dei Cobas Pietro Falanga ha riecheggiato i riformisti insinuando che gli anarchici del Black Bloc sono uno strumento della polizia. Mentre Rc elogia i poliziotti "progressisti" che denunciano le azioni del governo a Genova, alcuni sindacati Cobas hanno essi stessi una base nella polizia municipale e anche tra le guardie carcerarie. Accogliendo i sicari prezzolati del nemico di classe nelle fila del movimento operaio i dirigenti dei Cobase dimostrano la loro fiducia nello stato capitalista.

Quello di cui c’è bisogno è una nuova direzione, rivoluzionaria, della classe operaia, come tribuno popolare e combattente per tutti gli oppressi. Bisogna rompere con la politica di collaborazione di classe propugnata da chi, in nome del "male minore" subordina gli interessi vitali del proletariato a quelli dei suoi sfruttatori e oppressori capitalisti. Bisogna forgiare un partito operaio rivoluzionario che si batta per realizzare un governo operaio con una rivoluzione socialista contro l’intero sistema capitalista.

 

Delatori di "sinistra" per la borghesia modiale

Dopo gli eventi di Genova si sono levate grida furiose a scala internazionale, ma non contro l’evidente, vasta e omicida violenza perpetrata della polizia, ma contro la "violenza" degli anarchici e di altri manifestanti di sinistra. Prima di Genova, il britannico Tony Blair ha esortato Berlusconi e altri governanti capitalisti a "essere molto più decisi" nell’abbattersi sui contestatori, mentre il socialdemocratico tedesco Gerhard Schroeder ha strillato di rispondere alle proteste "violente" "in maniera decisa e con tutte le forze". Danzando deliberatamente sulla tomba di Carlo Giuliani, Blair ha ammonito chiunque sollevasse critiche che "le autorità italiane hanno fatto bene a lavorare per garantire la sicurezza del summit", mentre il membro del gabinetto Peter Hain, che nel passato aveva fatto campagne "pacifiste", ha inveito contro "i contestatori incappucciati là fuori che vogliono solo distruggere tutto e rompere teste".

Le sezioni della Lega comunista internazionale in tutto il mondo hanno preso parte o hanno organizzato delle proteste contro la sanguinosa repressione di Genova e in solidarietà con gli anarchici sotto attacco. Prendendo l’imbeccata dai socialdemocratici che hanno aiutato a salire al potere, molta della "sinistra" riformista ha sputato anche sull’espressione più elementare di solidarietà con i giovani di sinistra contro lo stato capitalista e si sono uniti al crescendo di attacchi contro il Black Block anarchico.

In Gran Bretagna, il Socialist Workers Party (Swp) ha attaccato le azioni del Black Bloc come "molto diverse da quelle di qualcuno che si difende dagli attacchi della polizia" (Socialist Worker 28 luglio). In un altro articolo nello stesso numero del loro giornale, il capetto dell’Swp, Chris Harman, ha citato positivamente un manifestante che diceva "la polizia avrebbe potuto scegliere di occuparsi della penetrazione degli anarchici".

Questa linea spregevole è stata riecheggiata dal gruppo "anti-globalizzazione" francese ATTAC, che include i seguaci di Cliff in Francia e membri della Ligue Communiste Révolutionnaire (Lcr) di Alain Krivine, affiliata francese del Segretariato unificato (Su). In Italia ATTAC ha come referente l’associazione umanitaria "Mani Tese" ed è sostenuta tra gli altri da Bandiera Rossa, affiliati italiani del Su, che fanno parte integrante di Rifondazione comunista. In una dichiarazione del 20 luglio ATTAC ha criticato la polizia italiana per "aver deliberatamente chiuso gli occhi di fronte alla preparazione e all’armamento di varie centinaia di elementi provocatori del cosiddetto Black Block". In Germania, Angela Klein, membro prominente del Comitato di redazione del giornale SoZ legato al Su, ha citato favorevolmente la seguente invettiva contenuta in un suo articolo pubblicato in Junge Welt: "il nero del Black Block era il nero dei fascisti, non il nero degli anarchici" (Junge Welt, 23 luglio).

Una posizione simile in Italia è stata espressa da Vittorio Agnoletto, portavoce del GSF il quale dopo aver espresso "una condanna durissima nei confronti di quelle persone che hanno usato strumenti d’offesa che noi avevamo bandito" (Corriere della sera, 21 luglio) all’indomani dell’assassinio di Carlo Giuliani, ha dichiarato "Toccava alle forze dell’ordine fermare e isolare i violenti del Black Block. Per quanto ci riguarda, abbiamo fatto la nostra parte: li abbiamo cacciati, e ‘disarmati’" (Corriere della sera, 2 agosto).

Essendo tra gli organizzatori del movimento "anti-globalizzazione" che si trova sotto attacco da parte dei governi socialdemocratici europei che loro stessi appoggiano, organizzazioni come il Su e il Swp cercano di tenere il piede in due scarpe. Ma anche quando denunciano la violenza della polizia, lo fanno dal punto di vista del rafforzamento delle credenziali "democratiche" dei governanti imperialisti. In una dichiarazione del 20 luglio sul suo sito Internet, il gruppo britannico Global Resistance, dominato dai cliffisti, ha implorato: "chiediamo a Tony Blair e agli altri dirigenti politici, di condannare questa uccisione". La Lcr francese ha persino fatto appello a Berlusconi, Fini e soci, dichiarando in un volantino firmato assieme agli anarchici di Alternatives Libertaires ed altri: "Chiediamo al governo italiano di condannare pubblicamente i metodi usati dalla forze dell’ordine"!

I contrastanti impulsi opportunisti che tormentano il Su e i cliffisti sono stati ancor più evidenti nei centristi di destra britannici di Workers Power e nella loro Lega per un’Internazionale comunista rivoluzionaria (Lrci). Una dichiarazione pubblicata sul loro sito Internet il 23 luglio era intitolata: "Dopo la repressione a Genova rivolgetevi verso la classe operaia". In bocca a Wp questo significa risucchiare i militanti anarchici nelle pieghe della socialdemocrazia e dei blocchi cretinisti parlamentari della "sinistra" laburista come la Socialist Alliance che Wp ha contribuito a costruire nelle recenti elezioni britanniche. Per questo la Lrci/Wp nella sua dichiarazione fa appello ad un partito rivoluzionario "libero da tutta la feccia dello stalinismo", ma non dice una parole sulla "feccia" laburista in cui sguazza Wp.

Per salvaguardare le sue credenziali agli occhi dei socialdemocratici, Wp ha detto chiaramente che "noi ci siamo organizzati per la disobbedienza civile nonviolenta" e ha attaccato il Black Block per "la futile attività di distruggere la proprietà". Allo stesso tempo però la loro dichiarazione denuncia "quelli che nel movimento hanno focalizzato la condanna sul ‘Black Bloc’". Tuttavia, in una nuova versione della stessa dichiarazione distribuita a Londra, ad una manifestazione del 28 luglio, Wp ha fatto sparire perfino questa tiepida espressione di solidarietà con i militanti anarchici sotto attacco da parte di tutto l’ordine capitalista internazionale.

In Italia la legittimazione delle credenziali "democratiche" dello stato borghese da parte degli pseudo-marxisti si combina con una propaganda contro il governo di destra Berlusconi rivolta ad aiutare l’ascesa di una qualche riedizione di un governo di fronte popolare.

Rifondazione comunista per dimostrare alla borghesia la propria lealtà, si candida a svolgere il ruolo di polizia dall’interno del movimento "anti-global" e ha cominciato a inviare sinistri messaggi diretti anche alle frange moderate dei cosiddetti "disubbidienti" volti a rimetterli in riga. Bertinotti ora inveisce non solo contro fatti violenti, ma anche contro la semplice violenza verbale: "Non ho alcun imbarazzo a dichiarare la mia radicale opposizione a ogni forma di violenza, comprese certe dichiarazioni. Anzi, credo che sia giunto il momento per aprire un grande dibattito nel movimento e nella sinistra per espellere anche dal linguaggio, e quindi dal simbolico, parole che rappresentano un antico riflesso e provengono dalla tradizione militare" (Corriere della Sera, 5 agosto). Alcune "Tute Bianche", ricevuto il messaggio, hanno cominciato a schierarsi, e quelli del centro sociale "Rivolta" di Marghera hanno assaltato un banchetto picchiando i militanti anarchici e maoisti che raccoglievano firme a difesa degli arrestati di Genova (la Repubblica, 13 agosto). Incoraggiato dalle dichiarazioni di Bertinotti anche il sottosegretario agli Interni, Carlo Taormina, è tornato alla carica chiedendo di nuovo alla magistratura di "incriminare Luca Casarini e i suoi sodali per istigazione a delinquere e associazione sovversiva" (il manifesto, 18 agosto).

Da parte sua, Marco Ferrando, dirigente di Proposta, una tendenza interna a Rc che cerca di attrarre i giovani di sinistra atteggiandosi ad opposizione a Bertinotti, ha dimostrato di non essere nient’altro che un ideologo di "sinistra" dei violenti attacchi contro il Black bloc. Alla fine di una lunga dichiarazione pubblicata dopo Genova, Ferrando ha decretato "Il ‘blocco nero’ va combattuto?E’ indubbio, e nei termini più radicali" ma "va respinta ogni proposta di affidamento del problema alle forze repressive dello stato borghese, cioè del nemico di classe" (Supplemento a Proposta, n.31, 27 luglio 2001). Mettendo sullo stesso piano gli assalti mortali della polizia e le vetrine rotte dei "Black Block", Ferrando sostiene esplicitamente che la sinistra deve creare dei servizi d’ordine per "tutelare le proprie manifestazioni e il loro carattere, e chi vi partecipa, da ogni forma di aggressione da qualunque parte essa venga, sia che venga dallo stato (...) sia che essa venga da frange marginali violentiste e vandaliche". Ciò di cui Ferrando e soci si preoccupano è di mantenere le proteste "anti-globalizzazione" al sicuro nei limiti della rispettabilità borghese, e gli attacchi degli anarchici ai simboli dell’imperialismo sono un affronto a questa "rispettabilità". Questi leali portaborracce di Rifondazione peraltro non fanno mistero che lo scopo ultimo del movimento deve essere la "cacciata del governo Berlusconi, per un’alternativa di classe" che in totale assenza di una prospettiva di rovesciamento dello stato borghese può solo significare un altro governo di fronte popolare, più o meno di "sinistra", ad amministrare gli interessi dei capitalisti.

Una grossa fetta della "sinistra" copre la propria capitolazione alla campagna di repressione borghese delle frange più militanti denunciando calunniosamente i Black Block come poliziotti e infiltrati dalla polizia che li usa per fornire una scusa alla repressione poliziesca. Luca Casarini portavoce delle Tute Bianche ad esempio afferma "L’etichetta di anarchici è troppo comoda. Le apparenze ingannano. Dico solo che qualche centinaio di questi figuri hanno potuto distruggere, indisturbati, la città. Gli idranti, i gas, gli spari sono stati riservati a noi" (Corriere della sera, 21 luglio).

Che la polizia infiltri provocatori nel movimento operaio e nelle manifestazioni della sinistra è scontato per chiunque abbia un po’ di familiarità col funzionamento dello stato capitalista e vi sono certamente prove del fatto che poliziotti in borghese e fascisti abbiano effettuato delle provocazioni a Genova. Ma per gli pseudo-marxisti qualsiasi affronto alla legittimità della "democrazia" parlamentare costituisce una provocazione. Come osservò V.I. Lenin in Stato e rivoluzione:

"Gli opportunisti dell’odierna socialdemocrazia hanno accettato le forme politiche borghesi dello stato democratico parlamentare come un limite al di là del quale è impossibile andare; si sono rotti la testa a furia di prosternarsi davanti a questo ‘modello’, e hanno tacciato di anarchico ogni tentativo di demolire queste forme".

Anche i nostri compagni a Genova sono stati denunciati come "provocatori" dai burocrati sindacali socialdemocratici per la nostra esplicita dichiarazione di difesa degli anarchici dalla repressione statale. E un nostro compagno è stato attaccato come "provocatore" ad una manifestazione di protesta a Berlino il 28 luglio, per aver denunciato lo speaker sul palco, un verde membro della coalizione di governo di Schroeder, come rappresentante dello stato imperialista tedesco.

 

Anarchismo contro bolscevismo

Una dichiarazione fatta da "Attivisti del Black Block" il 21 luglio è una boccata d’aria fresca rispetto alle genuflessioni dei falsi marxisti di fronte all’imperialismo "democratico". La dichiarazione proclama:

"Giorno dopo giorno l’ordine mondiale capitalista produce innumerevoli violenze. Povertà, fame, espulsioni, esclusioni, morte di milioni di persone e distruzione dello spazio vitale fanno parte della sua politica. Questo è proprio ciò che rifiutiamo. Rompere le finestre di banche e compagnie multinazionali è un’azione simbolica. Comunque non siamo d’accordo con la distruzione e il saccheggio di piccoli negozi e auto. Non è questa la nostra politica (...) Siamo tristi e rabbiosi per l’assassinio di Carlo Giuliani. Trasformiamo la nostra rabbia e il nostro dolore in resistenza".

Militanti così sono motivati dalla rabbia contro la macchina assassina del capitalismo. Ma distruggere i simboli del potere imperialista non costituisce una strategia di resistenza, per non parlare di lotta rivoluzionaria, contro l’ordine borghese. Il punto è di strappare i mezzi di produzione alla borghesia, rovesciare il capitalismo e sostituirlo con il governo operaio globale. La rabbia individuale non può sostituire un movimento di massa centrato sul potere della classe operaia, l’unica che ha il potere sociale di guidare tutti gli oppressi in un assalto rivoluzionario all’ordine capitalista. Molti giovani radicali non vedono il proletariato come un protagonista della rivoluzione sociale perché identificano le organizzazioni operaie con i falsi dirigenti che sono interessati a preservare il sistema capitalista. Noi cerchiamo di acutizzare le contraddizioni tra le aspirazioni degli operai alla base e la politica filo-capitalista dei vertici, per strappare gli operai dal riformismo e conquistarli ad una prospettiva rivoluzionaria.

Quelli che si definiscono "anarchici" coprono uno spettro che va da individui soggettivamente rivoluzionari che solidarizzano col proletariato, a teppisti piccolo-borghesi di destra che odiano la classe operaia e attaccano i comunisti. L’anarchismo è fondamentalmente una forma di idealismo democratico radicale che combina militanza e avventurismo con il liberalismo borghese. Rifiutando lo Stato in generale, e in particolare l’istituzione di una dittatura del proletariato da parte della classe operaia rivoluzionaria, gli anarchici sono portati ad inginocchiarsi di fronte allo Stato esistente, quello borghese. Durante la guerra civile spagnola gli anarchici diventarono ministri del governo di fronte popolare che disarmò e soppresse la lotta armata degli operai contro il capitalismo, aprendo la strada a decenni di dittatura franchista. Oggi in Italia gli anarchici "ufficiali" della Rivista A sono corsi a rassicurare la borghesia della loro ostilità ai contestatori "violenti" di Genova: "Crediamo che la violenza indiscriminata e il terrorismo (anche psicologico) siano strumenti del potere, non di chi vuole attuare senza coercizione una profonda trasformazione sociale di natura libertaria…. Quelli che mandano bombe, che devastano una città con l’aiuto e la complicità della polizia… non hanno niente a che vedere con noi".

Per quelli che vogliono veramente il rovesciamento della borghesia, il lato attraente dell’anarchismo è un sano rifiuto del riformismo parlamentare dei socialdemocratici, degli ex stalinisti e della falsa sinistra che puntella e mantiene l’ordine capitalista. In L’"estremismo", malattia infantile del comu nismo, che cercava di conquistare i migliori sindacalisti ed anarchici dei suoi tempi al bolscevismo, Lenin osservò che: "non di rado l’anarchismo è stata una sorta di punizione per i peccati opportunisti del movimento operaio". La Rivoluzione russa ridefinì la sinistra a scala internazionale, e la sua distruzione finale sta avendo un impatto simile ma in senso opposto.

Lo stato d’assedio omicida a Genova è stato il marchio d’un sistema economico che è diventato una barriera all’avanzamento tecnologico e sociale. I leader del capitalismo internazionale là riuniti presiedono ad un sistema di produzione anarchico che sta rapidamente discendendo la spirale di una recessione globale. Dietro ai loro proclami di facciata in cui mostrano accordi si nascondono intrighi e coltellate nella schiena, miranti a sostenere gli interessi delle rispettive borghesie di fronte a profitti che diminuiscono e a una competizione che cresce. In un volantino rivolto all’appello dei Cobas ad uno sciopero generale nei giorni delle proteste di Genova, la Ltd’I ha dichiarato:

"Molti militanti nel movimento ‘anti-globalizzazione’ vedono il nemico nelle ‘multinazionali’ o nelle istituzioni finanziarie internazionali come l’Fmi, la Banca Mondiale, il Wto. Noi marxisti rivoluzionari sappiamo che il nemico principale è nel proprio paese! Per gli operai e gli oppressi in Italia il nemico principale sono i capitalisti italiani, il loro Stato, i loro poliziotti ed esercito, i loro tribunali e prigioni. Devono essere disarmati, rovesciati ed espropriati. Ci battiamo per un sistema in cui chi lavora comanda, basato non sul parlamentarismo borghese ma su forme di potere proletario come i soviet della Russia del 1917, in cui i mezzi di produzione verranno usati nell’interesse di tutti per costruire una società socialista ugualitaria a scala internazionale (...)

Perché gli operai possano vincere, alla testa di tutti gli oppressi, e sradicare il marcio sistema capitalista, abbiamo bisogno di una direzione rivoluzionaria, che si batta inconciliabilmente contro la collaborazione di classe con la borghesia e il suo Stato. La Lci si batte per costruire un partito operaio rivoluzionario multietnico, che si batte per il potere operaio in tutto il mondo. Unitevi a noi!"

SPARTACO Organo della Lega trotskista d'Italia
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