Dichiarazione della Lega comunista internazionale (quartinternazionalista)

Sconfiggere l’imperialismo con la rivoluzione operaia! Difendere la Serbia!

23 aprile 1999

La guerra imperialista contro la Serbia è già la più grande conflagrazione militare in Europa dai tempi della seconda guerra mondiale. Tra gli imperialisti occidentali, che per settimane hanno seppellito la Serbia sotto le bombe e i missili cruise, sta crescendo la corsa verso un’invasione a tutto campo di ciò che resta della repubblica jugoslava a dominanza serba. I Balcani sono tornati ad essere la polveriera d’Europa, portandoci più vicini ad una nuova guerra mondiale. Come internazionalisti proletari che si battono per la costruzione di un partito mondiale della rivoluzione proletaria, noi della Lega comunista internazionale (quartinternazionalista) diciamo: Sconfiggere l’imperialismo con la rivoluzione operaia! Difendere la Serbia dall’attacco Usa/Nato! Abbasso le sanzioni economiche delle Nazioni unite! Fuori tutte le truppe Usa/Onu/Nato dai Balcani!

In una dichiarazione del 25 marzo, la Spartacist League/Us ha affermato:

“Ogni colpo contro l’imperialismo Usa nei Balcani contribuirà ad indebolire il nemico di classe, fornendo un’apertura alla classe operaia e agli oppressi qui per combattere contro la fiumana di attacchi di Wall Street e dei suoi agenti politici, i partiti democratico e repubblicano. Noi ci battiamo per costruire il partito operaio rivoluzionario multirazziale, forgiato nel fuoco della lotta di classe, che è lo strumento necessario per condurre la classe operaia al rovesciamento di tutto questo sistema basato sul razzismo, lo sfruttamento e la guerra, con una rivoluzione socialista che strappi il potere e le industrie ad una manciata di ricchi schifosi e crei un’economia socialista egualitaria.”

In Europa i brutali attacchi imperialisti contro la Serbia vengono portati avanti da governi capitalisti capeggiati da socialdemocratici ed ex stalinisti. Come disse una volta lo storico militare Clausewitz, la guerra è la continuazione della politica con altri mezzi. Dopo aver dimostrato la loro fedeltà alla borghesia nel proprio paese attuando un’austerità capitalista razzista, oggi i socialdemocratici sono persino più vigorosi dei loro predecessori di destra nel fare all’estero il lavoro sporco degli imperialisti. La Berliner Zeitung (25 marzo) ha notato: “ Il fatto che sia stato un governo rosso-verde a impegnare le unità della Bundeswehr in un intervento militare per la prima volta dalla fondazione della Repubblica federale sta risparmiando al paese un improduttivo conflitto ideologico e politico”. All’inizio della guerra le sezioni della Lega comunista internazionale hanno immediatamente pubblicato delle dichiarazioni che smascheravano la propaganda di guerra imperialista e cercavano di mobilitare gli operai del mondo contro le “loro” borghesie.

La distruzione dello stato operaio degenerato sovietico ha portato ad una netta crescita delle guerre regionali e delle avventure militari imperialiste, e un nuovo, virulento nazionalismo è stato il martello della controrivoluzione. E’ riesplosa la lotta tra gli imperialisti, in precedenza tenuta in scacco dalla necessità di una comune alleanza anti-sovietica. Appena sotto la superficie dell’odierna unità degli “alleati” della Nato nei bombardamenti della Serbia si vedono le fondamentali e crescenti rivalità interimperialiste che trovano espressione nella crescente guerra commerciale tra Stati uniti ed Europa, oltre che col Giappone. Il mondo post-sovietico ricorda sempre più il mondo di prima del 1914. Le macchinazioni imperialiste, attizzando gli odi nazionalisti nei Balcani, portarono direttamente alla Prima guerra mondiale.

Oggi i bombardamenti della Nato sono la miccia di una conflagrazione internazionale più estesa e ancora più sanguinosa, che potrebbe coinvolgere la Grecia, la Turchia e la Russia. La denuncia degli attacchi militari Usa/Nato da parte della Russia, che continua a fare da poliziotto morbido della Nato, è coerente con la sua ambizione di affermarsi come potenza imperialista regionale. Sia la Russia che gli Stati uniti hanno degli enormi arsenali nucleari, e gli Usa hanno già dimostrato di essere pronti ad usare queste armi con la distruzione nucleare di Hiroshima e Nagasaki nel 1945. E c’è forse qualcuno che crede che i francesi, i britannici o gli israeliani si controllerebbero di più? Il capitalismo è un sistema irrazionale, e la folle corsa al profitto e al potere intrinseca in questo sistema porterà inevitabilmente ad una terza guerra mondiale se non viene fermata con una rivoluzione proletaria internazionale.

Gli imperialisti seminano terrore sulla Jugoslavia.

La guerra della Nato contro la Serbia non ha niente a che vedere con i “diritti umani” o la difesa della popolazione albanese del Kosovo dalla “pulizia etnica”. Questa guerra non ha nulla a che vedere con gli albanesi del Kosovo. E’ una guerra di dominio che punta a realizzare il vecchio sogno americano di installare una sostanziale presenza militare Usa/Nato in Serbia sottomettendo e, se necessario, cacciando Milosevic. Da quando in qua gli imperialisti si preoccupano dei popoli oppressi? Ogni anno centinaia di migliaia di immigrati vengono deportati dai governi europei. E infatti questi stessi governi sono diventati praticamente isterici al pensiero di dover aprire le loro frontiere ai profughi del Kosovo.

La Lci si batte nella tradizione di V.I. Lenin, che in Il socialismo e la guerra, un potente manuale di internazionalismo rivoluzionario scritto nel 1915 e diffuso clandestinamente tra gli operai e i soldati d’Europa durante la guerra, insegna:

“I sostenitori della vittoria del proprio governo nella guerra attuale, nonchè i sostenitori della parola d’ordine ‘né vittoria né sconfitta’, hanno un punto di vista egualmente socialsciovinista. La classe rivoluzionaria, nella guerra reazionaria, non può non desiderare la disfatta del proprio governo, non può non vedere il legame esistente fra gli insuccessi militari del governo e la maggiore facilità di abbatterlo.”

Lenin sottolineava che nel caso di una guerra imperialista contro una piccola nazione o un popolo semicoloniale, è dovere della classe operaia non solo di battersi per la sconfitta del “proprio” governo, ma di difendere le vittime dell’aggressione imperialista. Nella guerra attuale siamo per la difesa militare della Serbia, senza dare al regime di Milosevic nemmeno un’ombra di sostegno politico. Abbiamo fatto appello al diritto di autodeterminazione per la popolazione albanese del Kosovo contro il regime sciovinista serbo di Belgrado finché i separatisti albanesi non sono diventati che un semplice fantoccio dei disegni predatori della Nato. Per i marxisti, il diritto democratico all’autodeterminazione è ora necessariamente subordinato alla lotta contro i bombardamenti imperialisti e alla minacciata invasione.

In realtà, il bagno di sangue nazionalista di tutti contro tutti nei Balcani è stato direttamente istigato dagli imperialisti nel tentativo di distruggere l’ex stato operaio deformato di Jugoslavia con la controrivoluzione capitalista. La Repubblica socialista federale di Jugoslavia nacque dalla Seconda guerra mondiale, quando i partigiani comunisti di Tito sconfissero le truppe di occupazione naziste tedesche della Wermacht oltre che gli ustascia fascisti croati e i monarchici serbi cetnici. I partigiani di Tito furono l’unica forza in Jugoslavia durante la guerra ad opporsi al comunalismo. Ma gli ideali socialisti e democratici cui il regime di Tito si richiamava pubblicamente furono minati dalle deformazioni burocratiche e dai limiti intrinseci dello stalinismo, con il suo programma di costruzione del socialismo in un paese solo. Tito introdusse il “socialismo di mercato”, che aprì la Jugoslavia alla penetrazione economica imperialista e rafforzò le disparità tra le varie regioni, alimentando il risorgere del nazionalismo.

Dopo la morte di Tito la burocrazia iniziò a fratturarsi lungo linee nazionali. Milosevic, che come capo della banca centrale era stato il promotore delle “riforme di mercato”, lanciò la sua carriera politica richiamandosi allo sciovinismo “grande serbo” specialmente contro gli albanesi del Kosovo. In questo senso rappresentò la personificazione del legame tra la restaurazione capitalista ed il nazionalismo. Ma Milosevic non fu l’unico da questo punto di vista. Il suo omologo croato, Franjo Tudjman, idolatra gli ustascia fascisti della Seconda guerra mondiale, fantoccio dei nazisti tedeschi, e il leader bosniaco Alija Izetbegovic è un virulento nazionalista e un reazionario islamico. Come marxisti ci opponiamo al veleno del nazionalismo e ci battiamo per l’unità di classe degli operai di Serbia, Croazia, Slovenia, Macedonia, Montenegro e Kosovo nel rovesciamento dei sanguinari regimi nazionalisti della regione, da Milosevic a Tudjman. Per una federazione socialista dei Balcani!

La crisi terminale della Jugoslavia titoista giunse all’inizio del 1991, quando i neo eletti governi nazionalisti di destra di Croazia e Slovenia proclamarono la secessione dallo stato federale. Il rullo compressore della Germania si adoperò per spingere i suoi alleati europei a riconoscerne l’indipendenza. Poi gli Usa si unirono alla Germania e misero il loro peso sulla bilancia, appoggiando una Bosnia indipendente sotto la direzione delle forze nazionaliste musulmane. In Croazia gli Usa e la Germania fornirono al regime fascistoide di Tudjman non solo grandi quantità di armamenti moderni, ma anche consiglieri e addestramento di alto livello. Questo consentì all’esercito croato, appoggiato dagli attacchi aerei della Nato, di sconfiggere le forze armate serbo-bosniache a metà del 1995. Centinaia di migliaia di civili serbi furono espulsi dalle forze croate, nel più grande atto singolo di “pulizia etnica” della guerra. Contemporaneamente gli Usa finanziavano e armavano segretamente gli assassini fondamentalisti islamici in Bosnia, tra cui vi erano dei tagliagole mujaheddin che avevano combattuto contro l’esercito sovietico in Afghanistan.

Gli Euro”socialisti”

La guerra è sempre una prova decisiva per i rivoluzionari. Trotsky insisteva che una posizione proletaria sulla guerra richiede “una vera e totale rottura con l’opinione pubblica ufficiale sulla questione più scottante della ‘difesa della patria’”. La falsa sinistra conferma in negativo il punto di Trotsky. Si unisce alle grida di guerra imperialiste attorno al “povero piccolo Kosovo” e rifiuta di difendere la Serbia, il cui stesso diritto all’esistenza nazionale è attaccato dalle potenze imperialiste. Nonostante la vernice pacifista di opposizione ai bombardamenti, marcia in riga dietro alle mire belliche dei suoi imperialisti e dei governi socialdemocratici o di fronte popolare, di cui ha appoggiato l’elezione. La maschera: fermare i bombardamenti della Nato; il messaggio: entrare in guerra nei Balcani con truppe di terra controllate dall’Unione europea. Oggi, per la sinistra della “morte del comunismo”, che da tempo ha abbandonato qualsiasi fiducia nella capacità rivoluzionaria del proletariato, i sanguinari imperialisti, che siano sotto le bandiere dell’Onu, dell’Ue o della Nato, sono il mezzo per portare i “diritti umani” ai popoli oppressi del mondo!

Nella sua propaganda, cosiddetta “contro la guerra”, la “sinistra” europea agisce semplicemente come portavoce delle sue borghesie imperialiste, i cui interessi non sono affatto coincidenti con quelli degli imperialisti americani. Un ex funzionario dell’Onu ha dichiarato al Chronicle di San Francisco che “l’appartenenza alla Nato nella crisi jugoslava non è che un velo, che maschera le grandi differenze tra gli Stati uniti e i loro alleati europei”. Lo stesso articolo (15 aprile) citava un intero spettro di persone dalla sinistra alla destra “che vedevano l’intervento in Kosovo come un tentativo malcelato di imporre il volere di Washington sul futuro dell’Europa”. In Francia, faceva notare il Chronicle, “i commenti della stampa sono così incessantemente ostili verso gli Stati Uniti che i lettori potrebbero credere che Parigi sia in guerra con il Pentagono invece che con l’esercito jugoslavo”, mentre l’ex Cancelliere tedesco Helmut Schmidt si è lamentato di sentirsi “tenuto al guinzaglio dagli americani”.

Così la “sinistra” sta facendo il lavoro per la sua classe dominante capitalista: il suo “anti-americanismo” è un sostituto a buon mercato e un ostacolo all’internazionalismo proletario antimperialista. Nuotando con la corrente della “opinione pubblica” borghese, gli slogan della “sinistra” ricordano quelli dei fascisti espliciti; per esempio in Germania i nazisti lanciano il grido “Niente sangue tedesco per gli interessi stranieri!”.

Forse i più vistosi filo-guerra di “sinistra” sono gli ex partiti stalinisti, esemplificati dal Partito comunista francese, che è naturalmente nel governo. Il titolo “L’Europa e la Francia devono partecipare alla costruzione della pace”, in un volantino firmato dal Pcf insieme con la Lega comunista rivoluzionaria (Lcr, affiliati a Bandiera rossa e Maitan in Italia) a Rouen, reclama che i bombardamenti Nato non si sono sbarazzati di Milosevic: “Milosevic è ancora in sella! Fanno la caccia o massacrano gli albanesi! Questi sono i primi risultati dell’avventura militare. Al contrario, la pace nella regione implica l’attivo e determinato sostegno alle deboli forze sociali e democratiche che lottano contro le dittature nazionaliste e per i diritti delle minoranze etniche”.

Gli pseudo-trotskisti della Lcr, l’organizzazione francese del Segretariato unificato (Su), nella sua stampa è più esplicita nel battere i tamburi per la guerra. La Lcr chiama apertamente per un intervento militare imperialista nel Kosovo sotto l’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (Osce) — un blocco militare a predominio europeo — o le Nazioni unite. Nel suo numero dell’1 aprile, Rouge dichiara:

“La Nato non è l’unico, e soprattutto non il migliore, perno per un accordo. Si potrebbero trovare le condizioni per una forza di polizia multinazionale (composta in particolare da serbi e albanesi), sotto gli auspici dell’Osce, che attui un accordo transitorio”.

La settimana successiva una dichiarazione in Rouge invocava un accordo con la Serbia sotto la vigilanza di “una forza multinazionale sotto il controllo dell’Onu”. L’Onu, questo vero covo di ladri e delle loro vittime, è stato uno strumento del militarismo imperialista a partire dalla guerra contro lo stato operaio deformato nord coreano nel 1950-53, fino al massacro di decine di migliaia di iracheni nella guerra del Golfo persico del 1991.

Il Su di Alain Krivine sta agendo come portavoce degli interessi dell’imperialismo francese, contrapponendo l’intervento della Nato, dominata dagli Stati uniti, all’appello ad una forza di spedizione imperialista europea nei Balcani. Rifondazione comunista (Rc) in Italia, e il Pds in Germania (oltre che alcuni membri dell’Spd come l’ex presidente del partito Oskar Lafontaine) fomentano lo stesso tipo di anti-americanismo nazionalista. Per quanto il governo americano rappresenta la principale forza militare imperialista, questo tentativo di dipingere gli stati imperialisti europei come più benevoli degli Usa non è altro che vile socialpatriottismo. Forse allora la borghesia tedesca di Auschwitz è moralmente migliore della sua controparte americana? E che dire della sporca storia del colonialismo francese in Algeria e in Indocina, o della storia di saccheggi e omicidi dell’Impero britannico in Irlanda, nel subcontinente indiano, in Africa e in Medio oriente? Ed è stata la borghesia italiana ad inventare i campi di concentramento in Libia, ad usare per prima i gas velenosi contro la popolazione di Etiopia e a commettere innumerevoli atti di macelleria nei Balcani nella Seconda guerra mondiale.

L’organizzazione pseudo-trotskista francese Lutte Ouvrière (Lo) ha una meritata reputazione di accondiscendenza verso i pregiudizi più arretrati della classe operaia, ignorando l’oppressione speciale, che si tratti dell’oppressione delle donne, dell’omofobia, del razzismo o della questione nazionale in Francia, dove insieme al resto della pseudo-sinistra nega il diritto di autodeterminazione per i baschi in Francia. Ma anche loro sono improvvisamente diventati campioni del diritto di autodeterminazione del popolo del Kosovo. In un editoriale del numero del loro giornale del 9 aprile, la dirigente di Lo Arlette Laguiller scrive: “Se il governo francese, come gli altri governi occidentali, stesse realmente aiutando i kosovari, lo si vedrebbe e non vedremmo invece le interminabili file di profughi che vediamo in televisione”. Nonostante l’invocata opposizione agli attacchi militari della Nato, la logica di questa posizione è che gli imperialisti dovrebbero intervenire con maggiore decisione e schiacciare veramente i serbi. Nel demonizzare Milosevic, invece che gli imperialisti, come il nemico principale di questo conflitto, Lo fa da avvocato di sinistra della borghesia.

Nello stesso filone la minuscola Tendenza bolscevica internazionale (Tbi), che deride l’indipendenza per il Quebec e più in generale è tristemente famosa per la sua indifferenza per i diritti dei popoli oppressi, come i cattolici dell’Irlanda del Nord, oggi ulula “indipendenza per il Kosovo”, sembra proprio che difenda solo l’indipendenza di chi ha uno sponsor imperialista.

In Italia Rifondazione predica la fiducia nell’Onu e chiede una conferenza delle potenze capitaliste europee per risolvere la crisi nei Balcani. Rc si rotola nell’anti-americanismo in modo da fornire un alibi al suo sostegno alla sua classe dominante. La richiesta di Rc di chiudere le basi aeree della Nato in Italia è lanciata dal punto di vista del nazionalismo italiano e nell’interesse di un’Europa capitalista più forte rivolta contro i suoi rivali imperialisti (come gli Usa). Noi trotskisti non ci appelliamo allo stato borghese, ma invece al proletariato italiano per mobilitare delle azioni operaie contro le basi Usa/Nato, da cui viene lanciata una guerra mortale contro gli interessi di tutti gli operai - serbi, italiani, albanesi e americani. Noi diciamo: schiacciare l’alleanza controrivoluzionaria della Nato con la rivoluzione operaia!

Un supplemento di quattro pagine pubblicato il 10 aprile da Proposta, la flaccida “opposizione di sinistra” di Rc, non chiede mai l’immediato ritiro delle truppe italiane dai Balcani. Proposta ha appoggiato il precedente governo borghese di Ulivo/Rc che ha invaso l’Albania.

Il socialsciovinismo significa la difesa degli “interessi nazionali”, cioè l’appello alla classe operaia perché si identifichi con le mire imperialiste della classe dominante capitalista. Significa l’abbandono esplicito della lotta di classe da parte dei dirigenti sindacali riformisti e filocapitalisti. Perciò i burocrati di Cgil, Cisl e Uil hanno revocato uno sciopero delle ferrovie appena è iniziata la guerra. Gli operai serbi non sono nemici dei ferrovieri italiani! Il nemico è la borghesia italiana!

Come affermava Lenin:”L’opportunismo e il socialsciovinismo hanno lo stesso contenuto ideologico, la collaborazione di classe al posto della lotta, la rinuncia ai metodi rivoluzionari di lotta, l’aiuto al ‘proprio’ governo nelle situazioni difficili, invece di avvantaggiarsi di queste difficoltà in modo da far avanzare la rivoluzione”. I dirigenti riformisti dei sindacati vengono corrotti con le briciole dei profitti imperialisti. In Francia i sindacati ricevono più soldi dallo stato e dai capitalisti che dai loro stessi membri. Gruppi sedicenti di sinistra come Lo e la Lcr imitano questa corruzione politica prendendo i loro sussidi finanziari dallo stato borghese. Ma chi paga il conto decide la canzone politica! Noi lottiamo per la completa indipendenza dei sindacati dallo stato capitalista!

Sotto l’impatto di una importante guerra in Europa che coinvolge le potenze imperialiste, assistiamo allo spettacolo di gente che si definiva “rivoluzionaria” e “antimperialista” che partecipa a presidi di guerra pro-imperialisti. Il 10 aprile a Londra, il gruppo centrista Workers Power si è unito alla Alliance for Workers Liberty, profondamente laburista, in una manifestazione per un “aiuto operaio al Kosovo” dominata dalle bandiere della Nato e da bandiere albanesi e striscioni che strillavano “buona fortuna Nato” e “Nato, ora o mai più!”. “L’aiuto operaio al Kosovo” prende a modello l’”Aiuto operaio alla Bosnia”, inaugurato nel 1995, che, con la scusa di portare aiuti umanitari agli operai di Bosnia, promuoveva il sostegno al governo musulmano bosniaco e lavorava a braccetto con le truppe dell’Onu nella guerra fratricida tra serbi, croati e musulmani. In questo modo hanno fatto da cavallo da tiro per l’intervento militare imperialista diretto contro i serbo-bosniaci.

Una dichiarazione distribuita ad un’assemblea pubblica a Londra, il 30 marzo, dall’internazionale di Wp, la League for a Revolutionary Communist International (Lrci), pretendeva di difendere i serbi dagli attacchi della Nato - “ma non nel Kosovo, che non hanno il diritto di occupare”! Allo stesso tempo, Wp sollecita i separatisti albanesi “ad avvantaggiarsi militarmente il più possibile dai bombardamenti imperialisti per cacciare le forze ‘jugoslave’” aggiungendo “se la preoccupazione principale [di Clinton e Blair] fosse per i kosovari ne riconoscerebbero lo stato e darebbero all’Uck le armi per cacciare le truppe serbe”. Questo è un appello puro e semplice agli imperialisti della Nato.

In realtà Workers Power ha appoggiato tutte le forze reazionarie nei Balcani (e anche in Serbia) fintantoché si opponevano all’attuale nemico principale degli imperialisti, Milosevic. Così, nel giugno del 1991, quando il Quarto Reich tedesco stava orchestrando la distruzione dello stato operaio deformato jugoslavo, chiesero il riconoscimento immediato delle dichiarazioni d’indipendenza restaurazioniste-capitaliste della Slovenia e della Croazia. Un anno dopo gli affiliati austriaci di Wp, ArbeiterInnenstandpunkt, partecipò ad un “fronte unico” con l’organizzazione locale della Rinascita nazionale serba di Vuk Draskovic, un’organizzazione di monarchici grande-serbi e di cetnici, all’epoca in opposizione a Milosevic. Durante gli attacchi aerei della Nato nel 1995, Wp rifiutò di difendere, anche sulla carta, i serbo-bosniaci contro l’imperialismo.

Non potrebbe essere più chiaro di così che la pseudo sinistra è in realtà socialsciovinista, e la sua linea fondamentale è il sostegno alle mire belliche degli imperialisti nei Balcani, nonostante il contorsionismo teorico cui si danno nel tentativo di conciliare la loro opposizione verbale alla Nato con il loro sostegno all’Esercito di liberazione del Kosovo, separatista, che ora è un semplice fantoccio della Nato. Contro i socialsciovinisti dei suoi tempi Lenin polemizzava con Karl Kautsky, uno dei principali dirigenti dell’Spd tedesca che durante la Prima guerra mondiale interimperialista difese “la fedeltà al marxismo a parole e la subordinazione all’opportunismo nei fatti”. Lenin scrisse che “ il contenuto ideologico e politico dellþopportunismo e del socialsciovinismo è identico: la collaborazione delle classi invece della lotta di classe, la rinuncia ai mezzi rivoluzionari di lotta, l’aiuto al “proprio” governo nelle situazioni difficili, invece di utilizzare le sue difficoltà nell’interesse della rivoluzione.” (Lenin, Il socialismo e la Guerra). Ma la “sinistra” di oggigiorno, come Workers Power, è molto più a destra di un Karl Kautsky.

Fu necessario l’inizio della Prima guerra mondiale ed un’orgia di sciovinismo per scuotere la Seconda internazionale, e perché i “socialisti” dell’epoca conducessero la classe operaia al massacro. Oggi, al cadere delle prime bombe sui popoli balcanici, quella che passa per “sinistra” è già prostrata davanti al suo imperialismo. Di fronte alla Prima guerra mondiale, Lenin chiamò gli operai a trasformare la guerra imperialista in una guerra civile in tutti i paesi belligeranti, facendo appello alla scissione di tutti gli autentici socialisti dalla Seconda internazionale.

La prostrazione della pseudo-sinistra di fronte all’imperialismo riflette i lunghi anni di sostegno all’imperialismo occidentale contro l’Unione sovietica, in nome della “democrazia” e dei “diritti umani”. Finché sono esistiti l’Unione sovietica e gli Stati operai deformati dell’Europa orientale, noi trotskisti abbiamo fatto appello alla loro difesa militare incondizionata contro l’imperialismo e la controrivoluzione interna. Ci siamo battuti per la rivoluzione politica proletaria per cacciare i burocrati nazionalisti stalinisti. Al contrario, l’intera pseudo-sinistra ha appoggiato ogni sorta di forze filocapitaliste nel nome dell’”antistalinismo”. Il Socialist Workers Party (Swp) britannico di Tony Cliff, sostenitore del capitalismo di stato, insieme ai suoi satelliti e a pseudo-trotskisti come il Su e Workers Power (questi ultimi con qualche contraddizione), si sono tutti opposti all’intervento dell’Armata rossa in Afghanistan, l’ultima azione oggettivamente progressiva della burocrazia del Cremlino. All’inizio degli anni ’80 si sono tutti uniti nel fervente sostegno a Solidarnosc, sponsorizzato in Polonia dalla Cia e dal Vaticano, che era in prima linea nella campagna per la restaurazione del capitalismo nell’Europa dell’Est. Dieci anni dopo, tutti questi gruppi hanno festeggiato Eltsin e i suoi “democratici” filo-imperialisti quando questi inaugurarono la controrivoluzione che avrebbe distrutto l’Unione sovietica.

L’Swp, che ha esultato quando è stato eletto il Nuovo Labour, si accoda alla “sinistra” laburista di Tony Benn, dicendo “Tony Benn si è opposto alla Guerra delle Falkland, alla Guerra del Golfo e a questa guerra” (pamphlet dell’Swp, “Fermare la guerra”, aprile 1999). Tony Benn è un nazionalista della “piccola Inghilterra” che ha chiesto le sanzioni dell’Onu durante la Guerra del Golfo e oggi si lamenta che le bombe non hanno l’autorizzazione dell’Onu. Intanto la stampa del Socialist Party (in precedenza “Militant”) fa appello ad “azioni operaie per rovesciare Milosevic” (Socialist, 16 aprile) mentre, inutile dirlo, non fa mai appello agli operai britannici perché rovescino il capitalismo britannico.

Politicamente distante dalla processione britannica del “povero piccolo Kosovo” è il Socialist Labour Party (Slp) capeggiato dal leader dei minatori Arthur Scargill. Un comunicato stampa dell’Slp del 24 marzo, che citava Scargill, chiamava apertamente il Primo ministro Tony Blair un assassino. Evidenziava l’ipocrisia degli imperialisti facendo notare che “la Gran Bretagna occupa ancora parte dell’Irlanda”. Tuttavia la dichiarazione di Scargill per cui i bombardamenti vengono effettuati “senza nemmeno la foglia di fico di una risoluzione delle Nazioni Unite” implica una fiducia in quest’istituzione degli imperialisti. Una dichiarazione più di sinistra dell’Slp del Collegio di Normanton è intitolato: “Difendere la Jugoslavia e l’Iraq — Combattere l’imperialismo”. La dichiarazione accusa correttamente il Nuovo Partito laburista di Blair di essere “antioperaio e filo-imperialista”. Dice: “crediamo fermamente nel principio del diritto delle nazioni all’autodeterminazione, e nel caso della Jugoslavia ciò significa il diritto di una nazione sovrana di risolvere i suoi problemi”. Tuttavia, entrambe le dichiarazioni dell’Slp sono acritici verso il virulento sciovinismo serbo di Milosevic.

Però nel numero di aprile/maggio del suo Socialist News l’Slp non dice niente di sconfiggere l’imperialismo, abbozza la richiesta di truppe di terra (“né Clinton né Blair hanno nessuna intenzione di schierare i loro soldati dalla parte dell’Esercito di liberazione del Kosovo”) e chiedono al “Segretario generale dell’Onu Kofi Annan, al Primo ministro russo Yevgeni Primakov e al Papa di studiare una forma di negoziati di pace che fermino i bombardamenti”! Quando si parla di una alleanza per nulla santa; ora l’Slp pretende che a portarci la pace siano il Papa che è stato un elemento chiave della controrivoluzione di Solidarnosc in Polonia, il capo dell’Onu che ha invaso Haiti, la Somalia e che sta affamando l’Iraq, e il Primo ministro della Russia capitalista post-sovietica! L’opposizione di Scargill a Solidarnosc, sponsorizzato dal Vaticano, venne usata dal governo della Thatcher come punta di lancia antisindacale contro Scargill e i minatori britannici, prima e durante il loro sciopero del 1984-85.

I militanti dell’Slp che vogliono opporsi all’imperialismo britannico devono capire che la tradizione politica del “vecchio Labour”, cui l’Slp si richiama appassionatamente, è tutt’altro che antimperialista. I nazionalisti della “piccola Inghilterra” della “sinistra” del Partito laburista di prima di Blair erano al fianco del proprio imperialismo dall’India all’Irlanda fino ai “test di verginità” sulle donne asiatiche che chiedevano di poter entrare in Gran Bretagna. La linea del laburismo è la cosiddetta via parlamentare al socialismo, come se la classe dominante consegnerà il potere statale al proletariato con una democratica elezione; nel frattempo, cercano di partecipare all’amministrazione “umana” del sistema capitalista. Non si può combattere la guerra imperialista senza una battaglia rivoluzionaria contro il sistema capitalista che genera la guerra.

La classe operaia deve combattere l’oppressione razziale e nazionale.

Sotto Lenin e Trotsky, nell’ottobre del 1917, i bolscevichi guidarono le masse operaie russe a schiacciare vittoriosamente lo stato capitalista. I bolscevichi sottrassero la Russia rivoluzionaria al massacro imperialista e fondarono l’Internazionale comunista allo scopo di estendere la rivoluzione in tutto il mondo.

Ma a differenza della Russia, l’acuta opportunità rivoluzionaria presentata dalla Prima guerra mondiale non portò al rovesciamento della borghesia da parte del proletariato anche nell’Europa occidentale. La responsabilità principale di questo è della socialdemocrazia. Questi cani da guardia controrivoluzionari servirono bene i loro padroni borghesi, massacrando i rivoluzionari come i comunisti tedeschi Rosa Luxemburg e Karl Liebknecht. La pressione dell’accerchiamento imperialista sullo stato sovietico, economicamente arretrato, la devastazione della classe operaia russa nella guerra civile che schiacciò i controrivoluzionari russi e le forze imperialiste, e il fallimento della rivoluzione proletaria all’estero creò i presupposti per una controrivoluzione politica nel 1924 (Termidoro), in cui il potere politico venne usurpato da una casta parassitaria nazionalista capeggiata da Stalin e dai suoi eredi. Il loro falso dogma della “costruzione del socialismo in un paese solo” significò nella pratica un adattamento all’imperialismo. Il programma stalinista di collaborazione di classe ha portato alla sconfitta di incipienti rivoluzioni operaie, dalla Cina del 1925-27, alla Spagna nel 1936-39, all’Italia nel 1943-45, alla Francia del maggio 1968. Dopo aver distrutto la coscienza rivoluzionaria internazionalista del proletariato sovietico, la burocrazia stalinista infine divorò lo stato operaio, aprendo la strada alla controrivoluzione capitalista del 1991-92.

Il presidente imperialista Usa Jimmy Carter lanciò la seconda guerra fredda all’insegna dei “diritti umani”. Oggi l’imperialismo dei “diritti umani” è la parola d’ordine degli imperialisti e dei loro sostenitori per giustificare le loro mire belliche. Durante la Prima guerra mondiale la Gran Bretagna e la Francia giustificarono la loro guerra contro la Germania in nome della liberazione del Belgio, mentre la Germania sosteneva di battersi per la liberazione della Polonia dalla Russia. Lenin ridicolizzò selvaggiamente questo inganno borghese. Pur difendendo fortemente il diritto di autodeterminazione della Polonia, sostenne che lanciare questo slogan nel contesto della guerra interimperialista poteva significare solo “sottomettersi... all’umile servitù di una delle monarchie imperialiste” (“La discussione sull’autodeterminazione riassunta”, luglio 1916).

Mentre oggi le borghesie ululano per il “povero piccolo Kosovo”, continuano a perpetuare numerosi esempi di oppressione nazionale e razziale, anche nella stessa Europa occidentale. La borghesia francese opprime ed espelle migliaia di nordafricani ed altri sans papiers dalla “belle France”. La Germania ha deportato i curdi verso una sicura repressione e la possibilità di morire in Turchia, mentre i profughi bosniaci sono stati vittime di deportazioni di massa ad opera del Quarto Reich. L’Italia ha affondato una nave di profughi albanesi in alto mare. I popoli Rom e Sinti sono orribilmente tormentati lungo tutta l’Europa “socialista”.

La repressione del popolo basco mette a nudo che cosa significa veramente “unità europea”: un coordinamento da stato di polizia transnazionale del terrore contro i popoli oppressi che si battono per la loro liberazione. Noi esigiamo la liberazione dei nazionalisti baschi dalle prigioni francesi e spagnole, e rivendichiamo il diritto di autodeterminazione dei baschi, a Nord e a Sud dei Pirenei!

La Lci si batte per il ritiro immediato e incondizionato delle truppe britanniche dall’Irlanda del Nord come parte della battaglia per una repubblica operaia irlandese in una federazione socialista delle Isole britanniche. In questa situazione di popoli interpenetrati, in cui la minoranza cattolica è attualmente oppressa nello staterello settario orangista, riconosciamo che non può esistere una soluzione equa all’oppressione nazionale senza la mobilitazione del proletariato in tutte le Isole britanniche per il rovesciamento rivoluzionario dell’imperialismo britannico, la distruzione dello staterello orangista del Nord e dello stato clericale cattolico nel Sud.

Mentre strillano su Milosevic, gli imperialisti tacciono sull’oppressione, e sui trasferimenti forzati di popolazione, dei curdi in Turchia. Il governo della Turchia, il bastione sud orientale della Nato, ha portato avanti una guerra di 14 anni contro la popolazione curda oppressa, una guerra che ha fatto circa 30.000 morti e ha completamente distrutto 3.500 villaggi, costringendo più di tre milioni di curdi a fuggire dalle loro case. E’ da notare che Abdullah Ocalan, leader del Partito dei lavoratori curdi (Pkk), nazionalista piccolo-borghese, è stato seguito dalla Cia, tutti i paesi d’Europa gli hanno negato l’asilo, mentre in Germania il Pkk è fuorilegge. Noi diciamo: Libertà per Ocalan! Abbasso la persecuzione dei militanti curdi! Per una repubblica socialista del Kurdistan unito!

Il volto domestico del nazionalismo borghese è la netta crescita del razzismo diretto contro le comunità immigrate di pelle scura e dell’Est europeo di tutta Europa, che sono soggette a deportazioni di massa e alla violenza dello stato e dei fascisti. Gli immigrati che non servono più come “operai stagionali” per i lavori sporchi e sottopagati vengono gettati fuori mentre i giovani di seconda generazione sono guardati con particolare disprezzo dai governanti: senza lavoro né futuro, la classe dominante li teme come si teme una bomba sociale pronta ad esplodere. In tutta Europa i governi capitalisti amministrati da presunti “socialisti” scatenano i loro poliziotti per terrorizzare i giovani delle minoranze, mentre nella Gran Bretagna di Blair l’oppressione dei neri e degli asiatici è diventata una tale fonte di imbarazzo che il governo è stato costretto a riconoscere il “razzismo istituzionalizzato” della polizia.

L’oppressione razzista è integralmente legata al meccanismo dello sfruttamento capitalista. I regimi socialdemocratici e i governi di fronte popolare (coalizioni che legano i partiti della classe operaia alla borghesia al governo) sono stati messi in carica dopo il collasso dell’Unione sovietica, allo scopo dichiarato di distruggere lo “stato sociale”. I governanti capitalisti non si sentono più costretti a mantenere degli standard di vita elevati per gli operai occidentali per competere con le conquiste sociali delle economie pianificate degli stati operai deformati dell’Europa dell’Est, risultato della vittoria dell’Armata rossa nella Seconda guerra mondiale. Ora che la borghesia cerca di incrementare il tasso di sfruttamento, gli immigrati non solo sono vittime delle deportazioni, ma vengono anche usati come comodi capri espiatori per la disoccupazione e la miseria. Il razzismo anti-immigrati è la punta di lancia degli attacchi contro tutta la classe operaia. Gli interessi degli operai e delle minoranze devono avanzare insieme, o verranno sconfitti separatamente. Il movimento operaio deve battersi per i pieni diritti di cittadinanza per tutti gli immigrati e i profughi della repressione reazionaria.

Parallelamente all’intensificarsi della guerra della borghesia contro le sue stesse masse lavoratrici, la distruzione finale della Rivoluzione d’Ottobre ha accresciuto la reazione sociale, e come sempre le donne sono state tra i bersagli principali. La controrivoluzione capitalista nell’ex Unione sovietica e nell’Europa dell’Est ha impoverito le donne, espellendole dai posti di lavoro e ricacciandole nella tirannia di “Kinder, Kirche, Kuche”. Nell’Europa occidentale e in Nord America il diritto d’aborto è sottoposto ad un attacco concertato mentre nel cosiddetto “Terzo mondo” (ma non solo), le forze fondamentaliste religiose stanno conoscendo un’escalation di terrore contro le donne, cercando di rinforzare ogni sorta di ostacolo familiare e sociale alla loro emancipazione.

La pseudosinistra sparge l’illusione che portare al potere i socialdemocratici sia un mezzo per “battere la destra” e i fascisti. Questa è una menzogna spudorata. Questi governi capitalisti hanno instancabilmente perseguitato gli immigrati proprio mentre proteggevano le bande fasciste che spargono il loro terrore omicida. Fare appello allo stato borghese perché fermi i fascisti è semplicemente suicida e rafforza l’arsenale della repressione dello stato, che verrà invariabilmente usata contro la sinistra, e non la destra. Noi ci battiamo per mobilitare il potere sociale del proletariato organizzato alla testa di tutti gli oppressi per schiacciare le provocazioni fasciste!

I proletari dalla pelle scura dell’Europa occidentale non sono semplicemente delle vittime indifese, ma una importante componente delle forze della classe operaia capaci di distruggere il sistema capitalista razzista. Però la mobilitazione del potere del proletariato integrato richiede una lotta politica contro le direzioni parlamentari e sindacali socialdemocratiche, che sono la cinghia di trasmissione del veleno razzista nella classe operaia e le cui politiche filocapitaliste non hanno fatto che perpetuare le condizioni di immiserimento di massa e di disperazione che sono il terreno di coltura del fascismo. Solo un impegno attivo nelle urgenti lotte sociali contro l’oppressione e la repressione razziste può gettare le basi dell’unità del proletariato multietnico contro la borghesia. Ma i “dirigenti” del movimento operaio perseguono la politica opposta, per esempio organizzando nei sindacati i poliziotti razzisti. I poliziotti non sono lavoratori! Noi diciamo: fuori i poliziotti dai sindacati!

Per schiacciare una volta per tutte i fascisti, le bande armate che il capitale tiene di riserva per usarle contro la classe operaia, serve la rivoluzione socialista. Ma la pseudosinistra, politicamente alla coda dei più grandi partiti operai-borghesi socialdemocratici, è completamente incapace di un assalto diretto al sistema capitalista. E’ istruttivo il fatto che la piattaforma elettorale del blocco di Lo/Lcr per le elezioni del Parlamento europeo non menzioni neppure la parola “socialismo”, per non parlare poi della “rivoluzione”. Il programma massimo di questi timidi riformisti è di ritornare ai bei vecchi tempi dello “stato sociale”, il programma della socialdemocrazia! Il fatto che la maggior parte di coloro che un tempo si rifacevano a parole alla Quarta internazionale, fondata da Leone Trotsky e distrutta dal revisionismo, siano diventati apertamente dei portavoce della politica della Seconda internazionale, che Rosa Luxemburg aveva già perfettamente definito un “cadavere puzzolente” all’epoca della Prima Guerra mondiale, è un indice della regressione della coscienza del proletariato dopo la distruzione dell’Unione sovietica. In netta contrapposizione a questi pseudotrotskisti che si accomodano apertamente al dominio capitalista, noi ci battiamo per delle nuove rivoluzioni d’Ottobre, e per questo è necessario riforgiare la Quarta internazionale come partito mondiale della rivoluzione socialista!

Abbasso Maastricht! Per un’Europa operaia!

Oggi l’Unione europea, che in passato era un’appendice diplomatica dell’alleanza antisovietica della Nato, è un instabile accessorio delle priorità economiche, militari e politiche dei capitalisti europei, e rivolta contro gli operai d’Europa e gli immigrati non europei, oltre che contro i principali rivali imperialisti della Germania, gli Stati Uniti e il Giappone. L’Unione europea, che vede nella Germania la sua componente più forte, è a sua volta un’arena in cui si esprimono gli interessi fondamentalmente conflittuali dei principali stati borghesi europei.

Dato che il capitalismo è organizzato sulla base di specifici stati nazionali, che a loro volta sono la causa del ripetersi delle guerre imperialiste per la ridivisione del mondo, è impossibile il consolidamento di uno stabile stato borghese paneuropeo. La prospettiva di un “superstato” europeo progressista predicata da Jospin, Schroeder ed altri, è una spudorata menzogna. Come Lenin osservò molto tempo fa, gli Stati uniti capitalisti d’Europa sono impossibili o reazionari:

“Certo, fra i capitalisti e fra le potenze sono possibili degli accordi temporanei. In tal senso sono anche possibili gli Stati uniti d’Europa, come accordo fra i capitalisti europei... Ma a quale fine? Soltanto al fine di schiacciare tutti insieme il socialismo in Europa per conservare tutti insieme le colonie accaparrate contro il Giappone e l’America...” (Sulla parola d’ordine degli Stati uniti d’Europa, agosto 1915).

Viceversa Workers Power sostiene che l’Ue è realmente progressiva, o almeno potenzialmente, dicendo che “in certa misura gli operai europei saranno meglio armati per reagire a scala continentale dopo la realizzazione degli accordi di Maastricht” (Workers Power, giugno 1992). Così Wp è diventato un portavoce dell’Europa capitalista “unita”. Come scrisse Trotsky riguardo ai centristi dei suoi tempi: “ma è una legge che chiunque ha paura di rompere con i socialpatrioti ne diverrà inevitabilmente un agente” (Lezioni dell’Ottobre, 4 novembre 1935). In una vera parodia del cretinismo parlamentare, Wp reclama addirittura un’assemblea costituente europea!

Analogamente Lo ha mantenuto una posizione astensionista su Maastricht. In realtà questi gruppi si comportano come democratici di sinistra che cercano di fornire un volto “democratico” alla reazione capitalista. Noi ci schieriamo con Lenin. L’”unità” dell’Ue è stata rivolta contro il proletariato e gli oppressi: una pioggia di bombe sulla Jugoslavia, la polizia alle frontiere contro gli immigrati “illegali”, la consegna di Ocalan alle camere della tortura turche.

Una dichiarazione sull’Europarlamento pubblicata dall’Slp di Scargill chiede di far uscire la Gran Bretagna dall’Unione europea. Sotto il titolo “Fateci entrare per uscirne fuori”, la dichiarazione presenta l’Ue e il Trattato di Maastricht come se fossero la radice della crescita della disoccupazione e del generale peggioramento delle condizioni economiche. Ciò oscura il fatto che, con o senza Trattato di Maastricht, il principale nemico degli operai di ciascun paese è la “loro” borghesia. La Gran Bretagna della Thatcher è stata la prima a smantellare il “welfare state” anni prima che ci fosse una qualsiasi discussione seria riguardo ad una valuta comune europea. La nostra opposizione all’Ue si basa su di una prospettiva internazionalista proletaria, non sul protezionismo nazionalista dell’Slp. Solo il rovesciamento del capitalismo con la rivoluzione operaia e l’istituzione degli Stati uniti socialisti d’Europa, parte di una società socialista mondiale, potranno gettare le basi per lo sviluppo delle risorse produttive da cui l’umanità trarrà un vero beneficio.

Riforgiare la Quarta internazionale!

Duramente colpita dal collasso dell’economia asiatica, l’economia giapponese ha subito la più grande crisi degli ultimi 50 anni. Da parte sua l’imperialismo giapponese ha reagito con l’aggressivo tentativo di rinnovare il militarismo borghese. Non appena gli Usa e i loro alleati della Nato hanno iniziato la loro tempesta di bombe e missili sulla Serbia, la marina giapponese ha fatto fuoco su due imbarcazioni sospettate di essere navi spia nord coreane. Questa è stata solo la seconda volta in cui la marina ha usato le armi, la precedente fu nel 1953, contro l’Urss, al largo di Hokkaido.

Una dichiarazione del Gruppo spartachista del Giappone (Sgj) faceva notare che:

“Pur appoggiando il massacro dei serbi da parte di Usa/Nato, la classe dominante giapponese è ben cosciente che il ruolo di primo poliziotto del mondo dell’imperialismo americano è diretto anche contro di lei, il principale rivale imperialista dell’America nel Pacifico. Dopo la distruzione dell’Unione sovietica il Trattato sulla sicurezza Giappone-Usa è sempre meno adeguato agli interessi reali della borghesia giapponese. L’imperialismo giapponese, che è già secondo a livello mondiale per le spese militari, sta spingendo la revisione delle linee guida militari per preparare alla battaglia l’esercito e la marina”.

Dicendo “né un uomo, né uno yen per l’esercito imperialista”, l’Sgj ha sottolineato che la lotta contro la guerra imperialista non può essere separata dalla lotta di classe:

“Gli operai giapponesi devono unirsi agli operai dell’Indonesia e delle Filippine nella lotta per un’Asia socialista, per la difesa militare incondizionata della Cina, della Corea del Nord e del Vietnam contro gli attacchi imperialisti, e per una rivoluzione politica proletaria. Quello che serve è un partito proletario che guidi, senza compromessi, la classe operaia al potere statale”.

La forte crescita delle rivalità interimperialiste, che si riflette nella crescita del militarismo borghese negli Usa, in Europa e in Giappone, esprime una legge fondamentale dell’imperialismo. L’imperialismo non è una politica che può essere resa più umana, come pretendono i liberali e i riformisti, ma “lo stadio più elevato del capitalismo”, come lo definì Lenin:

“L’imperialismo è dunque il capitalismo giunto a quella fase di sviluppo in cui si è formato il dominio dei monopoli e del capitale finanziario, l’esportazione del capitale ha acquistato grande importanza, è cominciata la ripartizione del mondo tra i trust internazionali, ed è già compiuta la ripartizione dell’intera superficie terrestre tra i più grandi paesi capitalistici”.

Lenin polemizzò duramente con la teoria dell’”ultra-imperialismo” di Kautsky, oggi resuscitata sotto forma di “globalizzazione”, che pretendeva che le grandi potenze capitaliste avrebbero potuto mettersi pacificamente d’accordo sullo sfruttamento del mondo da parte del capitale finanziario unificato a scala internazionale. Al contrario Lenin affermò che “in regime capitalista non si può pensare a nessun’altra base per la ripartizione delle sfere d’interesse e d’influenza delle colonie, ecc., che non sia la valutazione della potenza dei partecipanti alla spedizione, della loro generale potenza economica, finanziaria, militare ecc.”. Le poche potenze imperialiste sono impegnate in una lotta spietata per migliorare la rispettiva posizione competitiva con l’aumento del tasso di sfruttamento delle loro classi operaie domestiche, con il saccheggio del mondo coloniale e semicoloniale, e con la sottrazione dei mercati ai danni dei loro rivali. Con questo è posta la base per delle nuove guerre per la ridivisione del mondo in funzione della mutevole potenza relativa degli imperialisti. Come affermò Lenin:

“le alleanze ‘inter-imperialiste’ o ‘ultra-imperialiste’ non sono altro che un ‘momento di respiro’ tra una guerra e l’altra, qualsiasi forma assumano dette alleanze, sia quella di una coalizione imperialista contro un’altra coalizione imperialista, sia quella di una lega generale tra tutte le potenze imperialiste. (Lenin, L’Imperialismo, fase suprema del capitalismo).

L’idea condivisa dalla pseudosinistra del tipo di Workers Power, che sia possibile costruire con mezzi pacifici un super-stato capitalista europeo non è che la versione moderna della teoria di Kautsky. Un’altra versione è l’idea secondo cui l’esistenza di armi nucleari tratterrà i capitalisti imperialisti, o perlomeno quelli “democratici”, dal fare ricorso ad una nuova guerra mondiale. In polemica con il Comitato per un’internazionale operaia di Peter Taaffe abbiamo messo a nudo questa fede toccante dimostrata negli imperialisti democratici, che hanno già usato la bomba atomica gratuitamente contro un nemico già sconfitto alla fine della Seconda guerra mondiale. La “sinistra” di oggi che si aspetta razionalità e continenza dai governanti imperialisti ha una memoria volutamente corta: ha ben poca razionalità, e ancora meno scrupoli, chi ha le mani sporche del sangue del Vietnam, raso al suolo dai bombardamenti.

C’è un elemento di leggerezza nella presunzione, da parte della borghesia americana, che la debolezza e i debiti della Russia le precludano un intervento militare. La Russia zarista non era forte quando scelse di mobilitarsi contro l’Austria (e in seguito la Germania) nella Prima guerra mondiale. Nessuno dei combattenti si soffermò su simili calcoli “razionali”; tutti si aspettavano che la guerra sarebbe finita entro pochi mesi. E’ così che iniziano le guerre, e i nostri oppositori centristi sono, sotto questo aspetto, altrettanto sciocchi della borghesia cui si sono accodati. Non abbiamo a che fare con un sistema sociale razionale, ma con l’imperialismo. Solo una rivoluzione socialista mondiale può salvare l’umanità da un esito barbaro.

Dopo l’avvento al potere di Hitler, il capo rivoluzionario russo e fondatore della Quarta internazionale, Leone Trotsky, scrisse: “La catastrofica crisi commerciale, industriale, agraria e finanziaria, la rottura dei legami economici internazionali, il declino delle forze produttive dell’umanità, l’insopportabile acutizzarsi delle contraddizioni di classe ed internazionali, segnano il crepuscolo del capitalismo e confermano appieno la caratterizzazione leninista della nostra epoca come un’epoca di guerre e rivoluzioni”. Terminò La guerra e la Quarta internazionale (1934) affermando che: “Ad ogni modo è indiscutibile che nella nostra epoca solo un’organizzazione basata su principi internazionali e che entri nelle fila del partito mondiale del proletariato può radicarsi nel terreno nazionale. La lotta contro la guerra significa oggi la lotta per la Quarta internazionale!” Noi cerchiamo di portare avanti il lavoro iniziato dal compagno Trotsky: Riforgiare la Quarta internazionale!

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